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Una strada lunga e faticosa: la carriera universitaria

La carriera universitaria rappresenta certamente la strada più ardua che un ex studente possa intraprendere. Stiamo parlando del percorso che separa la laurea magistrale dalla cattedra come docente ordinario.

Il passo fondamentale, per intraprendere la carriera universitaria, è scegliere un settore scientifico disciplinare in cui inserirsi. Non potete infatti insegnare una singola materia ma dovete essere competenti e qualificati nell’intero raggruppamento disciplinare.

Analizziamo ora quali sono i passi da compiere per diventare professore dopo aver conseguito la laurea.

Si comincia con la formazione post laurea, magari vincendo un concorso per accedere ad un dottorato di ricerca e, quindi, individuando un settore disciplinare.

Conseguito il dottorato, in un tempo minimo che va generalmente dai tre ai quattro anni, se l’intenzione è di proseguire la carriera universitaria potreste inserirvi in un programma post dottorato, continuando il lavoro di ricerca e realizzando quante più pubblicazioni scientifiche possiate, per accrescere il vostro curriculum vitae.

Terminati gli studi post laurea, ed in attesa di un concorso da ricercatore, si può tentare di ottenere un assegno di ricerca. Anche in questo caso si tratta di un concorso indetto dalle università ed, in molti casi, per vincerlo si necessita di una “spinta” da parte del docente che lo ha bandito.

Quindi, non nutrite false speranze nel caso in cui ad un concorso per un assegno di ricerca vi presentiate in 2, tu ed il tesista del professore che sta in commissione…

Il passo successivo, per proseguire la strada della carriera universitaria, è rappresentato dal concorso per diventare ricercatore, indetto dalle singole università. Per avere qualche possibilità di vincere, dovete avere un ricco curriculum scientifico, pieno di pubblicazioni e svolgere un tema scritto ed un orale eccellente.

Se siete così bravi da risultare vincitori, sappiate che il minimo periodo di prova prima dell’assunzione con contratto a tempo indeterminato è di circa tre anni. Anche se, a dire il vero, se fate in vostro dovere, non dovrebbero esserci problemi per essere confermati.

Già nel ruolo di ricercatore avete l’obbligo di impegnare delle ore di didattica, generalmente usate per funzioni integrative al programma ordinario (le esercitazioni). Probabilmente, se siete giunti fin qui avrete, in realtà, già tenuto corsi universitari come docenti a contratto, che vi chiederanno di proseguire per pochissimi soldi.

Il ricercatore rappresenta quindi la prima vera figura di ruolo della carriera universitaria. La retribuzione, ottenuta la conferma, è pesata sul tipo di regime scelto se a tempo pieno o definito; nel primo caso sono obbligatorie 350 ore annue di didattica mentre nel secondo si scende a 250. In genere, lo stipendio del ricercatore si aggira sui 1200-1700 euro al mese.

Nell’ascesa della vostra carriera universitaria a questo punto siete immediatamente sotto la carica di professore associato, ruolo raggiungibile per concorso pubblico con tempistiche e svolgimento identiche a quelle di ricercatore. Lo stipendio sale in modo considerevole e si aggira intorno ai 2200-2700 euro al mese.

Identico meccanismo di assunzione lo troverete per la carica di professore ordinario, che nella vostra carriera universitaria rappresenta la più alta qualifica, per un docente titolare di cattedra. Il salario di un professore ordinario è di circa 3300-4000 euro al mese.

Il percorso appena descritto rappresenta ciò che solitamente è la carriera universitaria ma, in rari casi, è possibile ottenere direttamente ruoli di professore associato od ordinario nel casi in cui il candidato possieda doti eccellenti in uno specifico settore scientifico disciplinare.

9 Commenti

  1. Penso che questo sia uno degli argomenti che affliggono l’Italia, occorre cambiare la mentalità innanzitutto, evitare le occasioni nelle quali è opportuno “chiudere un occhio”.
    Bisogna accettare chi è più bravo e riconoscerne i meriti. Non bisogna cercare strade e stradine che ci portino al successo, questa mentalità danneggia tutti e non fa emergere chi ha realmente la stoffa.
    Coraggio ai giovani, voi siete “nuovi” e potete cambiare le cose, non demordete. Quando in cuore sentite che una cosa è giusta andate fino in fondo. Sono ovvietà ma sono convinto che si può cambiare.Giovanni DD

  2. Buon giorno, si potrebbe cambiare qualcosa riguardo la carriera universitaria con una semplice
    innovazione. Il prof. ordinario non deve essere tale a vita, ma dopo 5 anni ( di regno) per legge
    deve andarsene da quel ruolo ed altri devono prendere il suo posto nell’ambito della stessa disciplina.

  3. QUANTI SOLDI BUTTTTTATIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    TUTTI A ZAPPARE……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

  4. domanda…. se uno possiede 2 lauree magistrali, due titoli di corsi di perfezionamento universitario…..ci sarebbe una strada che nn prevede dottorati?

  5. É indubbiamente vero quanto affermano i due prim a di me. Quindi non mi resta che innestare un mio parere al loro punto di vista. Saró rapido. Prima di parlare di meroticrazia e di meritevoli é opportuno ed indispensabile riformare la mentalità. Tutto parte da noi giovani. Non é solo un semplice andazzo,ma é prassi e costume radicato ritenere utile la raccomandazione e l’avallo di baroni/massoni,prima ancora della capacitá a ricoprire una data carica. SONO CONVINTO CHE CHI É VERAMENTE CAPACE OTTIENE RISULTATI,E PERCHÉ NO,ANCHE QUELLI AMBITI E TANTO DESIDERATI.

  6. concordo pienamente.

    tutto ciò stona con quanto dichiarato oggi da Brunetta …. ragazzi Italiani, suiet dei bamboccioni attaccati alle gonne di mammà….
    grazie al piffero.
    volere, pretendere o semplicemente immaginare di poter uscire di casda compiuti i 18 è semplicemente utopico e ideologicamente incoerente con il percorso da fare.
    qui stiamo parlando di università e di carriera interna.
    esempioo che calza a pennello. I primi soldi (veri) li vedi sui 37/40 se va bene…. quindi….
    snelliamo la burocrazia concorsuale e innestiamo dei criteri meritocratico/sostitutivi (nel senso ke il vecchio docente che non pubblica nulla da anni se ne va a casa e il giovane ricercatore volenteroso sostituisce) ….
    così si va avanti.
    altrimenti no
    🙂

  7. Il problema della meritocrazia, potrebbe essere facilmente risolto ove si abbandonasse la pretenziosa strada dell’autonomia delle università. Invero l’autonomia universitaria finisce per formalizzare e legalizzare il conflitto d’interessi che assilla la pubblica amministrazione italiana. In Italia si acquisisce consenso attraverso la clientela; altrove fornendo servizi e risultati di ricerca eccellenti. Sistemare gli amici degli amici nelle università italiane da parte dei baroni è reato che andrebbe seriamente e con continuità perseguito. Il tesista del professore che è in commissione, per esempio, che vince il dottorato o l’assegno di ricerca è, secondo la legge, correo di un reato di abuso. Perchè, allora, non prevedere un meccanismo di selezione analogo a quelli che sono adoperati all’estero?
    Quel che dovrebbe contare è il curriculum che dovrebbe essere valutato con strumenti oggettivi e col metodo del cosiddetto “foro cieco”, da un’autority indipendente (ma indipendente veramente, però)

    Non siete d’accordo?

    Grazie dell’ospitalità

    Francesco

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