Rapporto Paese Commissione europea 2018

Ancora una volta l’Italia finisce dietro la lavagna. La metafora scolastica è quanto mai appropriata, visto che il Rapporto Paese Commissione europea 2018 ci bacchetta proprio per quanto riguarda l’istruzione. I problemi evidenziati dal documento di Bruxelles sono sempre gli stessi: un numero di laureati che rimane troppo basso e gli insufficienti investimenti in favore del sistema universitario.

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, ci si potrebbe consolare considerando che la Commissione ha giudicato in miglioramento la qualità media della nostra scuola. Ma ha additato con biasimo i rallentamenti nell’attuazione di due dei pilastri della Buona Scuola: chiamata diretta e mobilità dei docenti.

Rapporto Paese Commissione europea 2018: “Troppi abbandoni e troppi fuoricorso”

In Italia, sottolinea il Rapporto Paese Commissione europea 2018, persiste un alto tasso di abbandono degli studi universitari. Allo stesso tempo, chi non getta la spugna impiega troppo tempo a concludere gli studi. Bruxelles prosegue puntando il dito sul sottofinanziamento del sistema dell’istruzione terziaria, al quale viene destinato appena lo 0,4 per cento del PIL. L’insieme di questi fattori fa sì che si rimanga ancora lontani dagli obiettivi comunitari riguardo al numero dei laureati. Nel 2016, evidenzia la Commissione, nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 34 anni il tasso di laureati è appena del 26,2 per cento. La media europea è del 39,1.

Un timido segnale positivo, tuttavia, sembra arrivare dal fatto che la quota di diplomati che proseguono gli studi abbia nuovamente superato il 50 per cento. Ma resta ancora il divario tra il guadagno medio dei laureati italiani e quello, più elevato, dei loro omologhi degli altri paesi europei. Così come quello relativo al tempo, da noi molto più lungo, che impiegano per trovare lavoro.

Una valutazione positiva è stata, invece, espressa rispetto al rifinanziamento degli Istituti tecnici superiori (Its) e all’avvio delle lauree professionalizzanti. Due misure che potrebbero portare all’avvicinamento di due mondi – quello produttivo e quello della formazione – da noi ancora troppo distanti.

Migliorano i risultati dei test Pisa, ma il Sud continua ad arrancare

Per quanto riguarda la scuola italiana, il Rapporto Paese Commissione europea 2018, sottolinea un avanzamento nei livelli medi di istruzione. Sono, infatti, migliorati i risultati dei test Pisa. Nonostante questo, non è stato colmato il gap tra Nord e Sud. Gli studenti settentrionali hanno riportato esiti che si collocano tra i migliori dei paesi Ocse. Quelli meridionali, invece, continuano a stazionare nella fascia più bassa.

Bruxelles ha inoltre puntato l’attenzione sui ritardi nell’attuazione di alcune delle misure della Buona Scuola, in particolare rispetto alla mobilità degli insegnanti, alla chiamata diretta da parte dei presidi e alla valutazione di personale docente e dirigenti scolastici. Il report della Commissione bacchetta l’Italia in particolare sul primo punto. Troppi insegnanti, infatti, continuano a fuggire dalle regioni del Nord una volta ottenuta la stabilizzazione.