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Giallo sull’abolizione del numero chiuso a Medicina: il governo prima l’annuncia, poi la smentisce

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Numero chiuso a Medicina addio? Sì. No. Forse. A sorpresa, insieme al Bilancio di previsione per il 2019 è arrivato dal governo l’annuncio dell’abolizione dello sbarramento. Gli studenti possono, quindi, esultare? Niente affatto. Perché a stretto giro sono arrivate anche le reazioni dei due ministri competenti, quello della Salute e quello dell’Istruzione, che si sono detti ignari del provvedimento. E la novità è stata decisamente ridimensionata. Pare, infatti, che ci sarà solo un aumento dei posti messi a concorso.

Molto rumore per nulla o quasi, insomma. Che, tuttavia, non ha mancato di suscitare polemiche. Le associazioni di categoria dei medici, infatti, hanno immediatamente sottolineato come l’abolizione del numero chiuso per Medicina – o anche solo un incremento significativo dei posti – rischierebbe di condannare molti laureati alla disoccupazione.

Bilancio di previsione 2019: “Abolizione del numero chiuso a Medicina”

Il caso è scoppiato a seguito della diffusione del comunicato stampa relativo al Consiglio dei Ministri dello scorso 15 ottobre. Nella parte dedicata al Bilancio di previsione 2019 si legge: “Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi.” Una misura che, per la verità, non era tra quelle annunciate nei giorni precedenti e non ha mancato di suscitare sorpresa. In primis proprio tra i membri del governo. Che si sono affrettati a prendere le distanze da quanto riportato nel comunicato. Il ministro dell’Istruzione Bussetti ha raffreddato gli entusiasmi, sottolineando che si era stabilito solo di aumentare i posti per il 2019. E che l’ipotesi di abolizione è un progetto di lungo periodo. La stessa versione è arrivata anche dal ministro della Salute Grillo.

Abolizione del numero chiuso a Medicina, la reazione della Crui e dell’Udu: “Insostenibile per gli atenei”

La notizia dell’abolizione del numero chiuso a Medicina ha sollevato immediatamente polemiche nel mondo accademico. Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), ha fatto presente che l’incremento dei posti è già una realtà, visto quanto accaduto negli ultimi anni. E che nel prossimo triennio si potrebbe pensare a un ulteriore aumento di 15mila unità. Sottolineando, tuttavia, che l’abolizione totale del numero chiuso e del test di ammissione, non è praticabile nemmeno nel lungo periodo.

Il problema, come ha fatto notare il portavoce dell’Unione degli universitari (Udu), Guido Martinato, è che allo stato attuale gli atenei non sarebbero pronti a reggere all’onda d’urto di una crescita esponenziale degli iscritti. “Se aumenti di almeno sei volte gli studenti – ha spiegato Martinato – allora devi anche assumere professori, pagarli, investire sulle infrastrutture e mantenere il livello didattico a livello alto.”

Abolizione del numero chiuso a Medicina, le associazioni dei medici ammoniscono: “Rischio disoccupazione di massa”

Alle perplessità del mondo accademico sull’abolizione del numero chiuso a Medicina si aggiungono quelle delle associazioni dei medici. Che temono un effetto controproducente della misura. Se da un lato è vero che le stime parlano di un maggiore fabbisogno di medici per il futuro, è altrettanto vero che questo non significa automaticamente che una massa di laureati riuscirebbe poi a trovare lavoro.

Inoltre, resta sempre aperto il vero problema: quello delle borse di specializzazione. Già oggi, infatti, molti laureati hanno difficoltà a trovare un contratto e sono costretti a lunghi anni di disoccupazione o sottoccupazione. In una nota il Segretariato italiano giovani medici si chiede: “Come potrà il sistema permettere una formazione specialistica a un numero potenzialmente decuplicato di medici quando già oggi riesce a garantire le risorse per nemmeno la metà degli attuali laureati?” Una questione niente affatto trascurabile.

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