Home News Leggi e offerta formativa Presentata la Riforma dell’Università: il ministro Gelmini spiega i punti principali

Presentata la Riforma dell’Università: il ministro Gelmini spiega i punti principali

4

Gelmini Riforma Università
Gelmini Riforma Università
“Bisogna avere coraggio di cambiare l’Università, non difendendo lo status quo ma premiando i giovani meritevoli, i nuovi ricercatori e le Università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi e i corsi inutili”. Con queste parole ieri il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini, ha spiegato i principali contenuti della Riforma dell’Università nel corso della tavola rotonda che gestione degli Atenei, Governance, docenti e diritto allo studio.

Per il diritto allo studio, durante la presentazione della Riforma Università Gelmini, vi è la delega al Governo per riformare organicamente la legge 390 del 1991, in accordo con le Regioni, con l’obiettivo di “spostare il sostegno direttamente agli studenti” in modo da “favorire accesso agli studi superiori e mobilità”, spiega in una nota del Ministero.

Gli Atenei, secondo la Riforma Università Gelmini, potranno fondersi o aggregarsi, dimezzare i settori scientifico-disciplinari e ci sarà la delega al ministro per riorganizzare i dottorati.

Per quanto riguarda il reclutamento e i docenti la Riforma dell’Università che sarà presto approvata introduce componenti stranieri nelle commissioni di abilitazione nazionali. Loro potranno decidere un “numero aperto”, senza limiti, di abilitazioni e solo gli abilitati potranno essere assunti dalle università.

I professori, per la Riforma Università Gelmini dovranno svolgere 1.500 ore annue di cui almeno 350 per docenza e servizi agli studenti e gli scatti di stipendio saranno solo sulla base del merito.

Quanto alla governance degli atenei, la Riforma Università Gelmini introduce un codice etico, limita a 8 anni il mandato dei rettori, distingue le funzioni fra Senato accademico e Consiglio di Amministrazione e ne fissa un limite massimo di componenti, rende a maggioranza esterna i nuclei di valutazione d’ateneo.

Il ministro Gelmini ha poi rivolto un appello alle due Camere: “Mi rivolgo al Parlamento e, in particolare, all’opposizione, affinchè si affronti la riforma dell’università con pacatezza e nel rispetto del confronto”. La Riforma dell’Università per Gelmini infatti “deve durare più di una legislatura. Più condivisione si trova, migliore è il servizio che faremo al paese”.

All’Italia serve “una riforma coraggiosa che è anche la risposta più alta che possiamo dare alla crisi. Il ministero dell’Economia – ha assicurato il ministro – è impegnato nel recupero delle risorse che, però, andranno riposizionate su base meritocratica”.

4 Commenti

  1. Gianni Motetta – Villadossola
    Motettagianni.villa@libero.it
    Proseguite nella riforma! E lo dico perché nel 1980 architettura a Torino, si poteva scegliere veri docenti (erano pochi) e docenti politici ed ignoranti (erano tanti) ed alla fine : tutti laureati! E 80 – 90 % ignoranti!
    E’ probabile che quelli ignoranti facciano (pardon … faccino …) ancora parti decisionali, vista la loro età, e questo è un male che era facile prevedere, ma noi … è già tanto se cambiamo dopo aver sbattuto la testa …

    Evitate di convalidare gli auto – controlli (tipo la magistratura ) perché in 60 anni non ne ho visti uno a favore del cittadino ma solo della casta che si auto controlla ( è così da 5000 anni ma. quando il furbo incontra la mattino lo stupido, per quel giorno il furbo mangia a grattis e gratis)
    (anche nel padre nostro si dice “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” ossia, se sbagli devi pagare, con giustizia e mai punizioni esemplari … ma devi pagare.)

    Date tutto il diritto e dovere in mano agli ordini di categoria, professionali, industriali, artigianali ecc. con l’obbligo nello statuto e nella realtà di essere controllati dagli stessi aderenti perché se no gli eletti diventano “lei non sa chi sono io” oppure “i regolamenti non mi permettono di uscire dal mio mandato” (questo però solo dove vogliono)
    Sembra un auto – controllo ma non lo è in effetti, perché dalla base, che e formata da moltissime persone, ce n’è sempre un numero sufficiente per dire e raddrizzare le cose, importante è dargli la vera possibilità di farlo e non una possibilità fittizia; una fregatura è quando c’è la democrazia dell’oligarchia dei furbastri …

    Ritengo che più di così non si possa fare da parte di nessuno perché se la maggior parte degli italiani dovesse essere stupida non c’è nessun governo che ci salva ; perciò è d’obbligo la fiducia e la speranza nel futuro.
    Saluti
    Villadossola 5-1-11
    Gianni Motetta

  2. Ho iniziato l’Università nel periodo del ’68, e posso dire che era un vero caos. Ho un pessimo ricordo di quel tempo anche se ho partecipato con passione al desiderio di un cambiamento in un mondo migliore. Ciò che più mi ha disgustato è l’intolleranza e l’assenza di spirito critico: eravamo come in uno stato di ubriachezza. Mio padre, un uomo democratico e colto, per niente autoritario, era diventato il tiranno di turno.Mi sono poi laureta molto più tardi, per mia fortuna. I miei coetanei, cosidetti ” compagni”erano borghesi benestanti, che appena arrivata l’estate dimenticavano la rivoluzione, e passavano il tempo tra il mare e la montagna con i soldi di papà. Certo non tutti eravamo così.
    Ora si lotta ancora alla cieca, senza essere informati, senza un vero progetto, solo per sentito dire, manipolati da qualcuno sempre solo per distruggere. Sarebbe bene che nelle scuole leggessero il programma e imparassero a discutere e fare proposte in modo onesto per un nuovo sapere, non solo per favorire un partito o l’altro.
    CHI non vuole cambiare, e PERCHE’, QUALI tornaconti?
    Allora si poteva ancora fare del turismo nel proletariato, ora siamo tutti proletari, e futuri disoccupati. Una crisi seria, ma anche un tempo per cambiamenti, un occasione per inventare. Nella storia i reazionari hanno sempre portato alla rovina.

  3. la riforma non mi sembra male articolata………..diciamo che nell’Italia di oggi ogni pretesto è buono per astenersi dal lavoro..e in questo caso dallo studio….tanto che lo vogliate o meno non siete voi ragazzi a decidere….e intanto si sottrae del tempo prezioso allo studio per poi recuperare tutto alla fine……e in che modo poi..

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento qui
Inserisci il tuo nome qui