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Università in Italia: la classifica de Il Sole 24 Ore

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Aggiornamento 2010: è appena uscita la classifica Censis-Repubblica 2010

La classifica del Sole 24 Ore 2009. Dopo l’inchiesta circa il 192° posto occupato dall’Università di Bologna all’interno della classifica sulle università nel mondo del “Times”, ecco una classifica degli atenei italiani, pubblicata annualmente dal quotidiano Il Sole 24 Ore.

Una replica “all’italiana” della classifica britannica? Non proprio, visto che qui gli indicatori di valutazione non rendono conto solo del prestigio e della fama acquisita, e gli atenei privati sono stilati in una graduatoria a parte.

Valutando docenza, ricerca ma soprattutto organizzazione della didattica, la classifica del “Il Sole 24 Ore” offre uno spaccato della situazione universitaria particolarmente simile a quella percepita dagli studenti: le università più grandi e prestigiose slittano infatti in fondo alla classifica a causa problemi organizzativi e logistici delle grandi strutture. Il risultato? L’Università di Catanzaro è migliore dell’Università Sapienza.

Seguito dall’Università di Trieste e dall’Università di Modena e Reggio Emilia, è il Politecnico di Milano a detenere la medaglia d’oro, grazie ai piazzamenti ottenuti con continuità in quasi tutti gli indicatori: la ricerca, la capacità di attirare finanziamenti esterni, la qualità della didattica.

Tutte virtù che fanno diminuire gli abbandoni e conseguire la laurea nei tempi “legali”: il 36% degli studenti del Politecnico ottiene infatti la laurea di primo livello in corso, a fronte di una percentuale italiana di “fuoricorso” pari al 74%.

Procedendo nella classifica, si scopre che le università della Toscana, in barba alla crisi degli atenei toscani, dominano indisturbati la “top 10” della classifica, con Firenze, Siena Stranieri e Siena, mentre Pisa si trova in 20esima posizione.

Il primo ateneo meridionale fa capolino in posizione n. 16, con la Seconda Università di Napoli, che sbeffeggia la storica Federico II, precipitata in 31esima posizione.

Ma il fiasco totale lo registrano proprio i tre popolatissimi atenei della Capitale, che si piazzano rispettivamente al 32esimo posto (Tor Vergata), al 43esimo (Roma Tre) e nientemeno che al 50esimo (Sapienza), in una classifica con soli 60 posti disponibili.

E così, si scopre che l’Università della Basilicata e l’Università di Catanzaro – nonché quelle di Bergamo, Varese e Brescia – sono migliori della Sapienza di Roma.

La quale, a fronte di un risultato simile, dovrebbe forse ripensare il proprio slogan: “Il futuro è passato da qui”. Sul fronte degli atenei privati, a farla da padrone è la Bocconi di Milano, dove l’82% degli studenti si laurea in corso; ottimi risultati anche per il Campus Biomedico di Roma, meno buoni per la San Pio V di Roma, che non rimane indenne dalla deleteria contaminazione capitolina degli studenti fuoricorso.

E voi, lettori di Universita.it, cosa ne pensate?

19 Commenti

  1. Io ho studiato Chimica Industriale a Bologna, ateneo che figura al 192°posto nella classifica mondiale. Un professore di Chimica Fisica che ho avuto ha insegnato a Cambridge negli anni 70 e ci raccontava che rispetto agli esami che sosteneva a Bologna nell’ateneo inglese aveva abbassato molto il livello perchè gli studenti inglesi non sapevano un granchè di calcolo differenziale. Non sapevano risolvere neanche le equazioni differenziali più semplici…. E’ tutto un dire. Le strutture però erano fantastiche e veramente all’avanguardia. Sulle clessifiche basate sul numero di studenti laureati in un anno lasciamo perdere è tutto un dire… Basta essere un pò più tolleranti agli esami e subito si diventa un centro di eccellenza…. Guardiamo piuttosto i lavori scientifici su quali riviste vengono pubblicate (non sono mica tutte uguali) e sul tipo di spin-off che l’università instaura con l’azienda che è meglio… E poi si sà che gli atenei più decentrati presentano dei vantaggi per gli studenti, gli esami sono più tranquilli, i professori più disponibili e le strutture più moderne! Ma il prestigio è un’altra cosa, quello è dato dalla caratura internazionale dei professori e dalla storia di ogni singola facoltà e dell’ateneo in generale.

  2. Io sono uno studente di Medicina e Chirugia a Pavia:basta con questi stereotipi!!Anche a Pavia ci sono raccomandazioni,baroni della medicina e i prof.se ne infischiano completamente degli studenti…Non formano per niente ottimi medici e agli interni non fanno fare niente,non seguono per la tesi,privilegiano chi non se lo merita e c’è anche una disorganizzazione dal punto di vista didattico e amministrativo..Si ok sono validi professori ma hanno un menefreghismo pazzesco nei confronti degli studenti che pagano più di 3000 euro l’anno per avere servizi pari a 0…
    Invece molti miei amici che studiano in Sicilia hanno professori che insegnano molto agli studenti e le strutture sono efficientissime,tanto è vero che Palermo è al secondo posto per strutture universitarie per i mega atenei!!

  3. carmelo ma ke cosa stai dicendo semplice test a risposta multipla? ma se non lo passa quasi nessuno con il nuovo ordinamento che ha introdotto il test e accorpato gli esami?

  4. ahahha certo che vedere queste classifiche è ridicolo….vedere il politecnico di milano e di torino ai primi posti fa ridere…frequento ingegneria a catania e ho amici che frequentano ingegneria a milano e a torino…..tanto per fare un esempio io per dare analisi matematica mi sono dovuto fare in 4 , loro li al nord hanno fatto un semplice test a risposta multipla (si puo passare anche a fortuna)………ma mi domando ste classifiche chi le fa?….e poi su quale criterio vengono stilate…….che porcata

  5. cito “…migliori della Sapienza di Roma. La quale, a fronte di un risultato simile, dovrebbe forse ripensare il proprio slogan…”.
    Forse l’autore del presente “articolo” dovrebbe dare un’occhiata a classifiche ben piu’ rinomate a livello mondiale prima di offrire al lettore simili osservazioni. Una per tutte, l’ARWU (Academic Ranking of World Universities), che a differenza del Times, svolge queste ricerche da piu’ di 10 anni!… e dove la Sapienza non e’ mai uscita dalle prime 150 posizioni al mondo!. Altre universita’ citate non compaiono (beh, la classifica ne comprende solo 500!).
    Sul fatto di laurearsi in corso oppure no… beh, che Roma Tre venga soprannominata “Roma Trenta” la dice lunga… ma e’ solo un esempio.

  6. Ragazzi la classifica prende in considerazione soprattutto la qualita della didattica. Avendo studiato alla Seconda Università di Napoli,facoltà di psicologia, vi dico che i problemi erano l’affolamento, la struttura e l’apparato amministrativo burocratico. Ma per la didattica vi posso dire che i professori sono preparati e si cerca di rendere i programmi sempre più aggiornati, attuali, e spendibili successivamente.Inoltre, conosco una ragazza che ha studiato a Roma e che mi ha detto di non aver fatto nulla di Psicologia dello sviluppo, che per chi studia questa disciplina è uno degli esami fondamentali, qualsiasi sia l’indirizzo che scegli. Ora io onestamente credo che sia una mancanza di questa ragazza, altrimenti sarebbe davvero assurdo…

  7. Ragazzi io Penso che queste classifiche siano poco attendibili.Innanzitutto 1.la docenza in base a quale criteri è stata valutata? allo stesso modo la qualità della didattica; 2. chi sono e soprattutto quanti sono i campioni d’indagine? inoltre secondo me la varibile “laurea nei tempi” è un criterio più discutibile,perchè magari dove c’è una percentuale più bassa(parecchi studenti fuori corso o con piccoli ritardi rispetto al programma) c’è una vera e propria selezione agli esami basata sulla preparazione,dove solo pochi studenti e ottimamente preparati passano l’esame e senza margini di errore(per la serie,al primo errore sei rimandato)per contro in quelle università con indici elevati è possibile che ci siano dei professori magari un attimo più tolleranti,di conseguenza utilizzando questo criterio bisognerebbe valutare anche la tolleranza riscontrata all’esame cioè ad esempio: L’esame come viene strutturato? qual’è il margine d’errore concesso? ecc. Le mie sono supposizioni che a mio avviso si potrebbero appore anche ad altre variabili utilizzate.Inoltre penso sia impossibile giudicare (come ho letto in alcuni dei vostri commenti) la qualità delle università sulla base di singole esperienze vissute.Piuttosto un ottimo strumento di misura della qualità del corso a mio avviso sarebbe un test scritto,ben articolato e con moltissime domande,che riguarda tutto il programma di studi,rivolto ad un ampio campione d’indagine(studenti neolaureati).Così,facendo un analisi statistica si potrebbe dire ad esempio : la tot % di studenti non ha capito nulla di ciò che ha studiato ahaha,oppure la tot % di studenti dimostra ottime conoscenze sulla base del programma ecc.
    Un saluto a tutti.

  8. elvira
    Secondo me al sud non ci sei mai stata altrimenti non ti esprimeresti così, il tuo discorso è basato tuto su un vecchissimo pregiudizio che avete creato voi del nord 150 anni fà.Io mi sono laureato in Informatica a Salerno (la prima università in italia insieme a quella di pisa ad istituire questo corso di studio), e quando mi sono presentato al nord, a milano, per un colloquio di lavoro il fatto di essermi laureato a Salerno per loro era una garanzia di qualità.Avevano già assunto altro personale proveniente dall’ateneo salernitano,e avevano avuto modo di verificare “..l’ottima preparazione degli studenti” (loro testuali parole).Ti dirò di più, nelle aziende napoletane data la mia preparazoine non potevo reggere il confronto con i miei colleghi e paesani, erano troppo superiori,così per forza di cose sono dovuto emigrare a milano, dopo un breve periodo di prova sono stato assunto a tempo indeterminato a scapito dei candidati locali,provenienti dall’illustrissimo politecnico di milano.
    In poche parole, al sud ero uno scarto al nord sono diventato un capo.Nel tempo, confrontandomi con i colleghi milanesi, mi sono reso conto della loro arretratezza (in ambito informatico intendo),nelle università del nord insegnano tecnologie ormai obsolete e deprecate da tempo,molto meglio Salerno dai retta a me.

  9. partiamo dal presupposto che le classifiche lasciano il tempo che trovano…..io studio a Siena….crisi e tutto quanto i nostri programmi (giurisprudenza) sono ottimi, lunghi ma ottimi….e concordo con chi dice che le classifiche dovrebbero basarsi principalmente appunto sui programmi e sulle capacità dei professori, non sul loro curriculum, non è detto che i “baronetti” insegnino meglio di chi è figlio di nessuno e ha cominciato ieri. E per quanto riguarda anche la comparazione con gli atenei esteri bé è un pò difficile farla, l’impostazione storica delle nostre università è completamente diversa da quelle americane, non c’è paragone, io parlo in modo speciale del mio settore. E a chi si lamenta che i professori parlano in dialetto: SI è vero, e da fastidio, qualunque sia il dialetto, o il forte accento regionale. Sia studenti che per primi i docenti dovrebbero sforzarsi al massimo di parlare un italiano corretto, mi è capitato di non capire che domande mi facessero all’esame!!!!!!

  10. sono d’accordo con alcuni di voi i quali ritengono che sia importante tenere presente parametri essenziali come i docenti, gli insegnamenti (che sono i fattori esseziali attraverso i quali un’università si è creata il prestigio di cui gode adesso); non sono invece d’accordo con altri, che invece preferiscono dare giudizi su cose di cui non sanno nulla e che fanno di tutta l’erba un fascio, che considerano i napoletani fannulloni perchè sono sempre in prima linea sulla cronaca nera e pensano di conseguenza che sia così anche per le università! mi dispiace per chi la pensa così, perchè vuol dire che ha una mentalità ristretta e purtroppo anche mediocre!

  11. L’ignoranza è spesso dovuta ai pregiudizi e alle constatazioni infondate di chi va dietro la massa nel sostenere che al Nord è tutto rose e fiori e al Sud è tutto mafia e penalizzazione del merito. Sì, ribadisco a favore della facoltà di lettere di Catania nonchè delle facoltà di medicina e giurisprudenza soprattutto la presenza di un personale docente altamente qualificato: è questo ciò che più conta per chi frequenta l’università per ricevere un’adeguata preparazione. “Chiunque abbia detto qualcosa a favore delle Unversità italiane”: si vergogni chi cede al qualunquismo e al disfattismo. I problemi non mancano e sono notevoli oggi nel mondo della scuola e dell’università, ma questo non significa affatto che tutto vada male nè che al Sud insegnino soltanto mafiosi. Quanto radicati sono purtroppo i pregiudizi…

  12. Ragazzi, chiunque abbia detto qualcosa a favore delle Università italiane (e di quella catanese in particolare: dove sono questi prestigiosi studiosi locali? A Lettere Moderne poi? Io ho visto solo mafiosi in cattedra) è purtroppo un ignorante e mi dispiace dirlo ma merita in pieno la situazione attuale. Vada a vedere come funzionano le VERE Università nel mondo. C’è da vergognarsi.
    Un ricercatore universitario.

  13. Secondo me, se nelle università del nord facessero i posti letto per gli studenti, nelle università del sud non ci andrebbe nessuno. Le università del nord perdono punti perchè non investono in spazi e servizi per gli studenti, altrimenti come qualità dei professori e qualità dei corsi di laurea sono molto meglio.
    Ad esempio la Sapienza ha professori eccellenti in tutti i settori scientifici ma perdono punti per i fatti descritti sopra.
    Però c’ è anche da dire che i soldi destinati al sud sono sempre stati di più. Diciamo che al sud tutto ruota intorno alle università. Tutti i soldi stanziati hanno a che fare con le università,sembra quasi ci sia un’ accordo tra Stato e Università calabresi.Al di fuori delle università niente. Infatti le aree universitarie sono più sviluppate, mentre le province dove non c’è l’ università si muore di fame.
    Questo non è giusto, perchè, se i soldi erano stanziati per sviluppare la Calabria tutta, nei fatti si sono sviluppati solo i territori intorno alle università calabresi. Le persone che abitano nelle zone universitarie sono state assunte invece quelle di altre province no.
    Oltre ovviamente al fatto che se non entri nella casta dell’ università praticamente si è condannati ad andare via dalla Calabria.
    Comunque anche gli ambienti universitari in Calabria sono brutti, io li detesto, meglio il nord, all’ università secondo me si deve crescere anche come persone. Vivere gli anni universitari per inserirsi in un ambiente cittadino dove inserirsi successivamente come lavoratore. Quindi meglio incominciare ad inserirsi in una città del nord già dagli anni di studio.
    Parlando con amiche che studiano al nord dicono che ho ragione, che in effetti l’ inserimento nelle città del nord durante gli anni di studio è proprio la cosa che fa la differenza, e la cosa più apprezzata.
    E poi, se si deve prendere una stanza in affitto non si risparmia mica tanto, ci vogliono 300 euro per prendere una singola all’ università della Calabria, in appartamento con altre persone, più le spese, e collegata male l’ università.
    Spesso case fatiscenti, senza contratto.

  14. Scusate ma io proprio non capisco la puntualizzazione:
    “Il risultato? L’Università di Catanzaro è migliore dell’Università Sapienza”
    Forse in pochi sanno quanti cervelli ha dato alla luce la Calabria ed il sud in generale, solo che per le evidenti difficoltà finanziarie in cui versa (anche a causa della malavita ma non solo..) sono sempre dovuti emigrare al nord o all’estero..sarebbe ora che anche le università meridionali facessero sentire la loro voce in ambito nazionale e magari non solo…non trovo giusto che se si trova al 49° posto e “La Sapienza” al 50° venga derisa l’università di Cz che è addirittura “meglio della sapienza”…e allora???
    L’università è fatta innanzitutto di ragazzi ke si sacrificano per dare il massimo poi dalle strutture e dai servizi che offrono…e dal numero di iscritti…almeno secondo me!

  15. I criteri che guidano la stesura di tali classifiche non sono sempre chiari nè univoci e talora tengono conto più di aspetti logistici o economici che non didattici (che,a mio avviso, sono più significativi). Andrebbe, invece, tenuto conto dei programmi, dei docenti, della qualità dell’insegnamento: a tal proposito posso rispondere a Rebecca, dicendole che a Catania, mai citata, purtroppo, nelle classifiche (ma poco importa, data la loro discutibilità), le facoltà funzionano in genere ottimamente, come ad es.lettere moderne, in cui sono concentrati alcuni tra i più brillanti studiosi nell’ambito della filologia moderna. Dunque bando ai pregiuzidi; e le classifiche siano valutate con approccio critico.

  16. Vorrei avere qlk informazione i più in merito agli atenei siciliani:in particolare Palermo e Catania. Di rado infatti vengono citati nelle classifiche delle università italiane e non riesco a capirne il motivo!!!!è possibile avere qlk informazione in merito, in particolare, alla facoltà di medicina?grazie in anticipo..

  17. Le classifiche non tengono quasi mai conto di fattori intermedi,quali ad esempio la presenza di centri di eccellenza. Io sono iscritta al corso di laurea in economia politica della sapienza e posso assicurare che per preparazione,disponoibilità e curriculum abbiamo tra i migliori professori italiani.così come centro d’eccellenza è la facoltà di fisica della sapienza,una delle migliori al mondo.

  18. Sei proprio ridicolo con questa affermazione Francesco, io non ho mai sentito un docente parlare in Napoletano, sono 5 anni che frequento la Federico II di Napoli.

  19. Sì sono daccordo anche se le università di Napoli, dove i professori parlano in Napoletano durante la lezioni sono dei veri e propri teatri di sceneggiata Napoletana e dovrebbero essere agli ultimi posti!!!

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