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Università del mondo, l’Italia è 192°. Sarà vero?

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È stata pubblicata l’edizione 2009 di The Top 200 World Universities, la classifica delle 200 migliori università del mondo, redatta dal Times Higher Education Supplement, supplemento del prestigioso quotidiano britannico The Times.

Tale classifica, generalmente considerata infallibile dal mondo politico e accademico occidentale, presenta invece numerose anomalie che finiscono per giovare esclusivamente al prestigio di storici atenei americani e britannici (Harvard e Yale i primi due, seguiti da Oxford e Cambridge) e di qualche università giapponese, penalizzando le università del resto del pianeta.

L’Italia si piazza ad esempio al 192° posto, con un solo ateneo presente, l’Università di Bologna. Prima di auto-flagellare il sistema universitario nostrano, occorrerebbe però riflettere sul perché di numerose (troppe) assenze, quantomeno sospette: non considerando atenei d’élite come la Bocconi, ci si domanda però che fine facciano atenei prestigiosi come l’Università La Sapienza, l’Università d Padova, il Politecnico di Milano e la Normale di Pisa, decennali esempi di eccellenze soprattutto per quanto riguarda la ricerca scientifica.

E che ne è degli altri Paesi europei che figurano in cima alle classifiche del Vecchio continente per la qualità della ricerca e la spesa pubblica destinata alla formazione, come la Danimarca, la Svezia e la Germania? Escludendo la Gran Bretagna che domina le prime postazioni, e la Svizzera al 24° posto, il primo paese dell’Unione Europea presente nella classifica del Times è la Francia, in 28° posizione.

La modernissima Germania figura soltanto in postazione n.57 e n.93, per non parlare dei Paesi scandinavi: Svezia al 63°e 88° posto, Danimarca all’81°.

Volgendo lo sguardo ad Est, si scopre inoltre che l’India, Paese dalla celeberrima tradizione accademica nello studio delle Scienze esatte, slitta miserabilmente al 174° posto.

Ma come viene stilata questa classifica? La The Top 200 World Universities viene determinata da 6000 accademici e 2000 datori di lavoro pubblico e privato “di tutto il mondo”, che tengono conto anche dell’opinione degli studenti.

Ci si potrebbe tuttavia domandare quanto veritiere e imparziali possano risultare le opinioni di studenti che abbiano speso migliaia di dollari a Yale o ad Harvard per poi intodursi direttamente nella créme de la créme del business americano.

E voi, lettori di Universita.it, cosa ne pensate?

7 Commenti

  1. mah, resta il fatto (sul quale ci sono pochi dubbi) che Bologna è un’ ottima università, e l’ emilia il polo tecnologico d’ Italia. Probabilmente (anzi, certamente) la cosa non è casuale, e andrebbero anche ricordate le (ottime) università, praticamente gemelle, di Ferrara e di Modena-Reggio Emilia. Io penso che alla fine, statisticamente, il risultato sia corretto. Poi discutere tra 192° e 210° come tra 1°, 2° e 3°secondo me lascia il tempo che trova.

  2. bhe che dire…..
    baronaggio, strutture satellite inesistenti (no residenze per gli studenti, no strutture sportive etc.). L’ultima notizia, che peraltro non è una novità, è che ci sono moltissimi corsi per i quali i docenti per contratto non sono retribuiti. Lauree sommarie (i docenti non si preparano prima sugli argomenti e assegnano il voto in virtù del docente relatore – il voto di laurea appartiene quindi a quest’ultimo e non al laureando). docenti che si presentano 1 / 2 volte nel corso della durata del corso. In più adesso con i 3 + 2 l’università è diventata un prolungamento delle scuole superiori. Il livello medio sarà forse anche cresciuto anche se nutro dei dubbi ma le eccellenze sono pressoché scomparse. Esami di ammissione al n. chiuso approssimativi e ce ne sarebbe per scrivere un libro…..
    Tutto ciò ha un unico vantaggio: l’università italiana (statale) costa poco (anche se molti si lamentano del costo, i paragoni con i costi in altri stati, anche con università statali, sono ridicoli).
    Costa poco ma vale anche poco.

  3. Certo!! con la Gelmini come Ministro è già un miracolo che siamo al 192°. Va avanti con i nostri contributi….

  4. Ciao Silvia,

    hai ragione. I paradossi che hai descritto contribuiscono certamente a questa conversazione, ma fanno poco per il risultato finale: siamo al 192 posto; che sia giusto o no e’ un fatto.

    La questione vera allora diviene: ce ne frega qualche cosa?
    Se la risposta fosse “si” bisognerebbe fare qualcosa al riguardo; in caso contrario non dovremmo neanche porci la domanda se fosse giusto o meno.

    Il termine “lamentarsi”, che certamente non e’ corretto in questo contesto, e’ da intendersi in maniera funzionale al tentativo di scuotere la nostra forma mentis.

    Mi fa molto piacere di sapere che esistono molte opinioni al riguardo e che tutte abbiano senso

  5. Ciao Federico,

    dietro a questo risultato esistono moltissime ragioni, alcune delle quali sono elencate nel tuo contributo. La questione non è però limitata al fatto di “lamentarsi” senza costrutto.

    Semplicemente, dal momento che anche altri Paesi il cui sistema universitario è degno di nota, sono stati sbattuti fra le ultime posizioni, forse è il caso di fermarsi a riflettere su come e sopratutto PERCHE’ vengano redatte queste classifiche (forse celebrare ancora una volta Harvard e Yale?).

    Dovremmo, per una volta, pensarla “alla francese”, acquisire un po’ di amor proprio (magari europeo, se preferisci evitare il campanilismo) e smetterla di doverci perennemente giustificare per quanto ha stabilito arbitrariamente un quotidiano filoamericano.

    Soprattutto se nella “lista nera” compaiono Paesi come Finlandia, che grazie alla ricerca universitaria nel campo delle scienze hanno moltiplicato il proprio PIL in meno di un decennio.

  6. Ciao ragazzi,

    sarebbe interessante capire sulla base di quali fattori chiave e’ stato stilato questo ranking.

    Francamente dubito che l’italia meriti quella posizione, allo stesso modo pero’ inviterei a comprendere le ragioni di questo risultato.

    Sulla base del risultato finale e della mia esperienza le universita Italiane non collaborano, condividono ed investono abbastanza tempo e risorse nel “lobbying” internazionale. Se questo fosse a causa di scelte ministeriali, frammentazione delle startegie in termini di relazioni internazionali o altro non ci s’ dato esplorare per ora… fatto sta che se ci hanno messo al 192 posto… e’ il risultato di un insieme di sforzi mancati. Personalmente inviterei le istituzioni a porsi la domanda “come potrei cambiare questa percezione diffusa” invece che lamentarsi senza costrutto.

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