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La denuncia di LINK: “30mila universitari senza borsa di studio per i ritardi delle regioni”

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Per 30mila universitari italiani, che pure avrebbero diritto a riceverla, la borsa di studio è un miraggio. Sono 4 mesi che in 9 regioni italiane coloro che dovrebbero godere delle misure di sostegno al diritto allo studio sono a bocca asciutta. E, per tirare avanti in attesa dell’erogazione degli assegni, sono stati costretti a rimboccarsi le maniche. A denunciare la situazione è stata l’associazione studentesca LINK-Coordinamento universitario, che scrive: “Per poter anticipare le spese molti studenti hanno dovuto trovare lavoretti, spesso pagati all’ora, sottraendo tempo alla preparazione”.

La borsa di studio è un miraggio per molti e, se c’è, è ridotta

In Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia, Sicilia e Calabria non è stato erogato alcun assegno per l’anno accademico 2017-2018. Gli idonei beneficiari avrebbero dovuto ricevere la borsa di studio a partire dall’ottobre scorso, ma nel frattempo è stata bloccata la ripartizione del Fondo integrativo statale. Così gli studenti si sono dovuti industriare per poter anticipare il pagamento di libri, trasporti, affitti, pasti.

Le regioni e il MIUR si sono incontrati il 5 e il 19 gennaio scorsi per definire la ripartizione delle risorse. Adesso manca la discussione della Conferenza Stato Regioni e c’è il rischio che i tempi si allunghino. Per questo LINK chiede “l’immediato sblocco dei finanziamenti, che devono essere distribuiti in base al fabbisogno regionale”. Tanto più che in Campania e Sicilia gli studenti attendono ancora l’erogazione delle somme relative all’anno accademico 2016-2017.

I ritardi non sono, tuttavia, l’unico problema. In Toscana, ad esempio, dove gli assegni sono stati regolarmente erogati, la borsa di studio è diventata più “magra” che in passato. Anche in Emilia Romagna è stata presa una decisione analoga: alleggerire le borse per garantire la copertura di tutti gli idonei.

Situazione complicata da nuove norme sull’IVA e dalla situazione economica delle regioni

Se la questione è divenuta così intricata è anche a causa delle nuove norme sull’IVA imposte agli Enti regionali per il diritto allo studio. L’applicazione delle nuove regole ha fatto lievitare il costo dei servizi. E i 10 milioni di euro di aumento del finanziamento statale previsti nell’ultima legge di stabilità sono troppo pochi per essere davvero una boccata d’ossigeno.

A ciò si aggiunge il fatto che la gestione dell’erogazione della borsa di studio ai meritevoli privi di mezzi sia affidata alle regioni, i cui bilanci sono spesso in rosso. Cosa che di certo non aiuta a snellire i tempi e a coprire tutto il fabbisogno. In passato, l’ex ministro Stefania Giannini aveva tentato di affrontare la questione, proponendo che alle regioni restasse solo la gestione di mense e alloggi. Delle borse, invece, si sarebbero occupati i singoli atenei, ai quali lo Stato avrebbe erogato i fondi necessari.

LINK: “È tempo di riprenderci quello che ci spetta”

La situazione per gli universitari che attendono l’assegno della borsa di studio è insostenibile. Per questo LINK ha lanciato una campagna con assemblee e mobilitazioni. L’obiettivo è elaborare una serie di proposte per il miglioramento delle norme che regolano il diritto allo studio a livello regionale, costruendo quello che l’associazione chiama “l’AltroBando”. Nel frattempo, la discussione nei consigli di amministrazione degli Enti regionali per il diritto allo studio sul tema delle borse è prevista per la prossima primavera.

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