legge di stabilità 2018

Le linee guida della Legge di stabilità 2018 presentate dal governo scontentano le associazioni studentesche. Le voci dell’Unione degli universitari (Udu) e LINK – Coordinamento universitario si sono levate all’unisono per contestare l’insufficienza delle risorse destinate dall’esecutivo al sistema dell’istruzione terziaria. Nonostante periodicamente l’Italia sia additata come uno dei paesi più in affanno riguardo a numero di laureati e preparazione degli stessi, non sembrano esserci all’orizzonte interventi davvero in grado di causare un’inversione di rotta.

Il testo della Legge di stabilità 2018 non è ancora stato licenziato dal Consiglio dei ministri, ma dalle anticipazioni arrivate attraverso i media e da ciò che è stato annunciato dalla titolare del MIUR, Valeria Fedeli, si evince che è prevista la stabilizzazione di 1.500 ricercatori precari (tra università ed enti di ricerca). Per il resto non dovrebbero esserci altre novità.

Il fatto che non si sia parlato del problema del blocco del turn over, che ha portato alla sparizione di circa 14mila docenti in 9 anni, né di quello della scarsità dei fondi destinati al diritto allo studio, fa storcere il naso a Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Udu. Il piano di assunzione dei ricercatori è, secondo Marchetti, insufficiente poiché “la sacca del precariato nelle sole università riguarda circa 40mila persone”. L’Udu annuncia battaglia se, effettivamente, nel testo della Legge di stabilità 2018 emergerà l’assenza di nuove importanti risorse per borse di studio e alloggi nelle residenze.

Le fa eco Andrea Torti, coordinatore nazionale di LINK, che critica l’esiguo numero di assunzioni previste, il mancato superamento del numero programmato, la scelta di non incrementare né il Fondo di finanziamento ordinario né quello per il diritto allo studio. LINK dà appuntamento a docenti, assegnisti, dottorandi, studenti e personale tecnico amministrativo il prossimo 6 novembre a Torino, dove si terrà l’assemblea nazionale “Insieme per il Riscatto dell’Università Pubblica”. Un’occasione, spiega Torti, per “mobilitarsi e scendere nelle strade per riscattare la propria condizione” e rimettere al centro il ruolo sociale insostituibile degli atenei statali.