atenei torino piemonte crescono immatricolazioni

Mentre nel resto d’Italia le immatricolazioni sono in continuo calo, gli atenei di Torino e del Piemonte vedono invece crescere il proprio numero di iscritti. Tra il 2003 e il 2012, infatti, il Politecnico di Torino è passato da 26.800 iscritti a 32.192 (con un incremento del 20 per cento), l’Università di Torino da poco più di 63mila iscritti a quasi 65.500 (+3,3 per cento) e l’Università del Piemonte Orientale ha fatto registrare un aumento del 3 per cento delle matricole.

Nel complesso le università piemontesi vedono così aumentare la propria popolazione di circa 8mila studenti, un numero pari a quello di un ateneo di piccole dimensioni come Potenza o Camerino. Tutto questo mentre, come annunciato venerdì scorso dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN), si consumava la fuga di 58mila matricole dagli atenei italiani, l’equivalente di un’università grande quanto la Statale di Milano.

Sono in particolare i corsi di laurea magistrale degli atenei piemontesi a registrare l’aumento più significativo nelle immatricolazioni, in particolare da parte di studenti provenienti da altre regioni o dall’estero. Segno non solo della grande attrattiva raggiunta dall’Università del Piemonte Orientale, dal Politecnico e dall’Università di Torino, ma anche dell’ormai consolidata pratica di conseguire il titolo triennale in un ateneo vicino al luogo di residenza per poi specializzarsi presso sedi più rinomate. Il Politecnico, in particolare, risulta molto appetibile per gli studenti stranieri, che oggi sono ben 5mila e rappresentano ormai il 16 per cento degli iscritti totali.

Ma non sono tutte rose e fiori. Nel suo rapporto il CUN ha spiegato che una delle cause del calo di iscrizioni all’università è da ricercare nella contrazione delle borse di studio. Torino e il Piemonte non sono rimasti immuni dai tagli, e sono anzi più in crisi rispetto alla media nazionale. Nel 2009 infatti gli atenei piemontesi riuscivano a coprire la totalità delle richieste da parte degli studenti aventi diritto, mentre nel 2011, in seguito alla diminuzione dei fondi della Regione, si riesce a soddisfarne solo il 30 per cento (su base nazionale si è invece passati dall’84 al 75 per cento). Una tendenza che, se non si riuscirà con progetti mirati a coinvolgere fondazioni bancarie ed enti locali, rischia di far estendere alle università piemontesi il calo di immatricolazioni.

Altro indicatore in linea coi dati del Consiglio Universitario Nazionale è il drastico calo di risorse. L’Università di Torino, per bocca del rettore Elio Pelizzetti, non solo lamenta un sottofinanziamento rispetto alle altre università italiane, ma vede anche una diminuzione dei fondi da parte del MIUR dai 247 milioni del 2011 ai 232 stimati per quest’anno.

I numeri del CUN dicono inoltre che, a causa dei tagli e del blocco del turnover, i docenti universitari in Italia sono calati del 22 per cento. Un situazione di cui si è lamentato, tra gli altri, Marco Grilli, rettore del Politecnico di Torino. “Le università virtuose – ha spiegato – hanno bisogno di poter rompere il vincolo del turnover per sostituire i docenti che smettono di lavorare con personale che continui ad occuparsi di ricerca e didattica”.