università di genova professori a lezioni per imparare a insegnare

Imparare a insegnare. O meglio, ri-imparare a insegnare. Con l’avanzare delle nuove tecnologie, sempre più pervasive nella vita quotidiana, e con l’arrivo dei cosiddetti “nativi digitali” nelle aule universitarie, ai professori s’impone una nuova esigenza: quella di aggiornarsi per riuscire a formare la generazione dei Millennials. Ne è convinto il rettore dell’Università di Genova, Paolo Comanducci, che nel corso del proprio intervento in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico ha annunciato che i docenti dell’ateneo torneranno tra i banchi per adeguare le proprie tecniche di insegnamento alle sfide del Terzo millennio. E dare una svecchiata anche ai sistemi di valutazione.

A formare i docenti saranno esperti italiani e stranieri

Affinché i professori dell’Università di Genova possano imparare a insegnare, l’ateneo si è rivolto a esperti dalla professionalità riconosciuta e delle provenienze più varie. Oltre a membri del Dipartimento di Scienze della Formazione di Genova stessa, sono attesi docenti dalla Northampton’s University, da alcune delle più note università americane, da Nizza e dall’Università di Padova. Ma a tenere le lezioni non saranno solo accademici. Il progetto – che si chiama “Gruppo di lavoro di insegnamento e apprendimento” (GLIA) e il cui acronimo  rimanda pure alle cellule gliali del cervello – coinvolge, infatti, anche alcune istituzioni teatrali italiane.

Imparare a insegnare per ricatturare l’attenzione dei giovani

Il gap generazionale non è solo una definizione trita, bensì una realtà sotto gli occhi di chiunque abbia messo piede in un’aula universitaria. Gli studenti sono decisamente cambiati nel corso degli anni e i tradizionali metodi d’insegnamento non riescono più a interessare quelli attuali. All’estero si è già corsi ai ripari per aiutare il corpo docente ad adattare lessico, tecniche formative e strumenti didattici alle mutate caratteristiche dei discenti. La lezione frontale tradizionale mostra sempre di più di essere inadeguata a carpire e mantenere l’attenzione di giovani ormai abituati a un tipo di comunicazione immediata sia nei tempi che nei contenuti. Harvard, l’ateneo che domina praticamente tutte le graduatorie mondiali, ad esempio, solo l’anno passato ha investito 3 milioni di dollari per questa finalità.

L’Università di Genova non vuole essere da meno e si propone come apripista in Italia. In realtà, il progetto che aiuta i professori a imparare a insegnare è già partito nel 2016 con una decina di incontri pilota. Inizialmente si pensava di puntare solo sui docenti più giovani. L’entusiasmo riscontrato anche da parte di quelli più attempati, tuttavia, ha convinto l’ateneo ad ampliare le attività proposte. I corsi, va detto, non sono obbligatori: la partecipazione è volontaria.

Workshop e seminari per superare i modelli del passato

Nel corso delle lezioni in cui imparare a insegnare i docenti parteciperanno a workshop e seminari di durata variabile. Tra le attività che svolgeranno vi saranno esperienze di micro-teaching ed eventi di “public-speaking”. Nel corso delle prime, gruppi ristretti di docenti saranno formati da colleghi rispetto alle nuove tecniche, che poi esporranno a un pubblico durante il “public-speaking”. Tra i modelli del passato che l’Università di Genova si prefissa di superare c’è la valutazione tradizionale. L’obiettivo è far sì che i professori sviluppino maggiori capacità di collaborazione con gli studenti, in modo da coinvolgerli maggiormente nella formazione. In questa direzione va la scelta di dire addio alle lezioni frontali per i corsi di laurea magistrale: il futuro sarà dei gruppi di apprendimento, che – come giù avviene negli USA – vedranno una maggiore collaborazione tra docenti e discenti.