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Le Università ritrovano i resti di Caravaggio

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Caravaggio

I resti ossei ritrovati nel cimitero di Porto Ercole appartengono a Caravaggio, è praticamente certo, dopo un anno di lavoro che aveva visto impegnate in un progetto di ricerca sulla morte del grande artista le Università di Bologna, Pisa, Lecce e L’Aquila. A un anno dall’inizio delle analisi, ora Università di Bologna e Università del Salento confermano, le reliquie appartenevano proprio a Caravaggio.

I risultati dell’indagine sono stati presentati dal gruppo di ricerca coordinato da Giorgio Gruppione, che insegna antropologia all’Università di Ravenna. Il progetto di ricerca sul ritrovamento e sull’analisi delle ossa di Caravaggio è stato coordinato da Silvano Vincenti, presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni culturali.

Per arrivare ad essere praticamente certi – all’85 per cento – che le ossa ritrovate nella cripta di Porto Ercole appartengono a Caravaggio, i ricercatori hanno utilizzato una serie di tecnologie all’avanguardia, sia per quanto riguarda la ricerca storiografica che le tecniche di biologia scheletrica che hanno permesso l’analisi chimica dei resti ossei.

Ora che la ricerca è conclusa, quel che resta del grande artista verrà esposto a Ravenna.

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1 commento

  1. Lasciate in pace Caravaggio!
    Troppo chiasso intorno alla figura del Merisi. L’85% non significa nulla. E poi non mi fido di chi indaga sulla fine di Cesare, Dante, Poliziano, Leopardi… Piuttosto mi piacerebbe sapere chi ha commissionato la ricerca, chi ha finanziato l’impresa, quanto hanno incassato i ricercatori e quanto essi percepiranno di cachet per ogni conferenza o convegno derivato. E ancora, chi sono i solerti discendenti che hanno fornito il campione per il DNA, e qquanto sono stati pagati. Io porto il cognome di un venerato vescovo, di un valoroso generale, di un illustre professionista, ma non per questo sono imparentato ad essi. La questione del saturnismo ha poi del ridicolo: le miniere maremmane, argentarine comprese, abbondano di antimonio, piombo, ecc… Dulcis in fundo, parliamo pur sempre di un assassino. In primis, scomunicato dalla religione cattolica. A prescindere dalla condanna papale. I cui resti mortali nessun pretuncolo o prelato, all’epoca, avrebbe “affidato” ad fossa o terreno consacrato.
    INFINE, lasciate stare quelle povere ossa, di chiunque esse siano. E poi, Dio santo, quanti turisti potranno mai attrarre in Porto Ercole così miseri resti? Qualcuno me lo faccia sapere.
    Toni Cosenza

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