Home News Indagini Gli universitari italiani sono bamboccioni. Lo dice il Rapporto Eurostudent 2016-2018

Gli universitari italiani sono bamboccioni. Lo dice il Rapporto Eurostudent 2016-2018

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Studiano all’università, ma continuano a vivere sotto lo stesso tetto di mamma e papà. Sono gli studenti italiani secondo il Rapporto Eurostudent 2016-2018. L’indagine sulle condizioni di vita dei giovani europei che sono iscritti a un ateneo, promossa dai ministeri dell’Educazione di Germania e Olanda, riapre la polemica sui bamboccioni. Una questione annosa, che tuttavia merita una valutazione attenta e non sbrigativa. Perché la situazione è più complessa di quel che potrebbe sembrare e ai nostri ragazzi, forse, non è tanto la voglia di rendersi autonomi a far difetto, quanto la possibilità di farlo concretamente. A leggere bene il report, infatti, ci si accorge che in molti casi più che una scelta, quella di continuare a vivere con i propri genitori è una situazione obbligata, dovuta principalmente alla difficoltà di trovare un lavoro che permetta di mantenersi e alla mancanza di politiche che incentivino ad andare a vivere da soli .

Rapporto Eurostudent 2016-2018: “In Italia  2 universitari su 3 vivono ancora coi genitori, nel resto d’Europa la fa solo 1 su 3”

Gli universitari italiani sono secondi solo a quelli maltesi per percentuali di quelli che convivono con mamma e papà. Da noi, secondo io dati del Rapporto Eurostudent 2016-2018, sono il 70 per cento, mentre la media nel resto d’Europa è del 36 per cento. In alcuni paesi, come la Germania, a restare sotto lo stesso tetto dei genitori è solo 1 studente su 5. Tra gli studenti tedeschi e quelli francesi, inoltre, circa il 21 per cento convive già stabilmente con il partner durante gli anni dell’università.

Una situazione del genere da noi è praticamente fantascienza, ma non è del tutto colpa dei giovani. I quali spesso non possono neppure considerare l’ipotesi di una vita indipendente, perché non potrebbero permettersela.

In Germania più della metà degli universitari lavora stabilmente, in Italia solo l’11 per cento

La preferenza dei giovani italiani per la vita in famiglia si può spiegare anche alla luce dei dati riguardo al numero di studenti lavoratori. Il Rapporto Eurostudent 2016-2018 segnala, infatti, che in Germania il 54 per cento dei ragazzi lavora stabilmente già durante gli anni universitari. Il 17 per cento svolge lavori occasionali e solo il 29 per cento si dedica esclusivamente allo studio. Da noi la situazione è ben diversa. Coloro che hanno un lavoro stabile nel periodo dell’università sono appena l’11 per cento. Gli altri si danno da fare con lavoretti saltuari, per lo più nel periodo estivo, oppure – nel 76 per cento dei casi – non lavorano affatto.

Tutta colpa dei nostri giovani sfaticati e bamboccioni? Prima di assegnare facili etichette, è opportuno considerare che in molte città d’Italia il costo degli affitti è elevatissimo e che trovare un lavoro, anche saltuario, non è cosa semplicissima. Inoltre, siamo uno dei paesi con il più alto numero di ore spese tra lezioni e studio individuale. Cosa che rendere piuttosto difficile riuscire a conciliare università e lavoro. Insomma, benché il retaggio culturale incida notevolmente, sarebbe sbagliato imputare tutte le responsabilità agli studenti e al loro essere eterni Peter Pan. Spesso si resta troppo a lungo nella condizione di figli più per contingenza che per reale volontà.

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