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Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018: “Più lavoro, ma i livelli pre-crisi sono ancora lontani”

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Il trend è positivo, ma per recuperare il terreno perso rispetto a prima della crisi ci vorrà ancora del tempo. Il quadro che emerge dal Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018 è inequivocabile: il peggio è passato, eppure c’è ancora un gap consistente da colmare. I numeri relativi ai laureati 2016 e a quelli 2012, rispettivamente a uno e a cinque anni dal termine degli studi, dicono che la crescita del numero degli occupati prosegue e si rafforza. Nonostante questo, se si confrontano i dati dell’ultimo report realizzato dal consorzio interuniversitario con quelli dell’indagine 2008, si scopre che c’è ancora parecchia differenza.

Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018: cresce il numero degli occupati a un anno dalla laurea

Per la realizzazione del Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018 sono stati intervistati 156mila laureati di primo livello e 79mila laureati magistrali biennali che hanno conseguito il titolo nel 2016. Il primo gruppo comprende solo coloro i quali hanno deciso di interrompere la propria formazione, escludendo quelli che si sono iscritti a un corso di laurea di secondo livello.

A un anno dal conseguimento del titolo risultava occupato o impegnato in una attività di formazione retribuita il 71,1 per cento dei laureati di primo livello e il 73,9 per cento di quelli di secondo. Rispetto alla precedente indagine, il tasso di occupazione dei laureati triennali è aumentato di 2,9 punti, mentre quello dei laureati magistrali è cresciuto di 3,1 punti.

Nonostante il trend positivo, non si è ancora riusciti a ritornare ai numeri di dieci anni fa, prima che la crisi facesse sentire i propri effetti. Confrontando i dati del Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018 e quelli dell’edizione 2008, infatti, si nota una differenza di 11,7 punti percentuali per quanto riguarda il tasso di occupazione dei laureati di primo livello e di 6,6 punti per quelli di secondo.

La vera buona notizia contenuta nel Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018 è che la quota di disoccupati è scesa drasticamente rispetto ai numeri drammatici registrati tra i laureati del 2012. A un anno dalla laurea è senza lavoro il 17,4 per cento dei laureati triennali del 2016 e il 16,4 per cento di quelli magistrali biennali. Cifre di gran lunga più contenute rispetto al 26,6 per cento per i laureati di primo livello e al 22,9 per cento per quelli di secondo dei laureati del 2012.

Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018: dopo 5 anni dal termine degli studi lavora quasi il 90 per cento

Il tasso di occupazione cresce tra i laureati a 5 anni dal conseguimento del titolo. Per quanto riguarda quelli che si sono fermati alla triennale, il Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018 fissa all’87,8 per cento la quota di coloro che hanno un lavoro o sono impegnati in un’attività retribuita. Per i laureati di secondo livello la percentuale è dell’87,3 per cento. In entrambi i casi si rileva un miglioramento rispetto alla precedente indagine: +0,7 per i laureati di primo livello e +3 per cento per quelli di secondo.

Pure il tasso di disoccupazione è in miglioramento rispetto a quello registrato dalla scorsa indagine. Il Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018 segnala che a 5 anni dalla laurea i senza lavoro tra i laureati di primo livello sono il 6,7 per cento (-1,1 per cento) e tra quelli di secondo il 6,9 (-2 per cento).

Calano i contratti a tempo indeterminato, aumentano quelli non standard

L’occupazione cresce sia tra i laureati a un anno dal titolo che tra quelli a 5 anni, ma il lavoro diventa meno stabile. Stando al Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018, infatti, a un anno dal termine degli studi solo il 23,5 per cento dei laureati di primo livello e il 26,9 per cento di quelli di secondo livello hanno un contratto a tempo indeterminato. Dopo 5 anni dalla laurea il contratto a tempo indeterminato è una realtà per il 56 per cento dei laureati triennali e per il 54,6 per cento di quelli magistrali biennali. Per tutte le categorie di laureati la percentuale di contratti a tempo indeterminato è in diminuzione rispetto alla scorsa rilevazione.

Stipendi senza significative variazioni

I dati del Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2018 non segnalano variazioni di rilievo rispetto all’anno precedente per quanto riguarda le retribuzioni. A un anno dalla laurea mediamente lo stipendio mensile netto di un “dottore” triennale è pari a 1.107 euro e quello di uno magistrale biennale a 1.153 euro. Dopo 5 anni dal termine degli studi, in media un laureato di primo livello guadagna 1.359 euro netti al mese, mentre uno di secondo 1.428 euro.

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