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Con l’Hard Brexit a rischio le casse degli atenei del Regno Unito. In vista perdite fino a 2 miliardi

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Dopo vari tentennamenti e dilazioni, il primo ministro britannico Theresa May ha finalmente rotto gli indugi: sarà Hard Brexit. La decisione di troncare di netto le relazioni con l’Unione Europea, però, rischia di pesare sull’economia del Regno Unito. E, in maniera non trascurabile, perfino sulle casse delle università. Per gli atenei britannici, infatti, potrebbero arrivare tempi di magra, con perdite in termini di minori ricavi derivanti dalle attività di ricerca pari a quasi 2 miliardi all’anno. E sarebbero a rischio anche 19mila posti di lavoro.

La ragione di queste previsioni sta nel fatto che, lasciando l’UE, verrebbero a mancare i fondi per la ricerca che gli organismi europei concedono annualmente al Regno Unito. I quali mediamente generano un ritorno pari a 1,86 miliardi di sterline. Oltre alle risorse che sparirebbero, a seguito della Hard Brexit le università potrebbero trovarsi anche a dover spendere di più per il reclutamento di ricercatori e docenti provenienti dai paesi membri dell’Unione Europea, a causa dei maggiori ostacoli burocratici che subentreranno.

Inoltre, c’è il rischio di una minore attrattività che le università d’Oltremanica potrebbero avere per gli studenti europei. Attualmente la Gran Bretagna è una delle mete favorite dagli studenti internazionali, ma una scelta radicale come l’Hard Brexit potrebbe cambiare le cose. Germania, Francia, Irlanda e Italia sono nella top ten per numero di studenti iscritti a un ateneo britannico (con un totale di oltre 47mila iscritti), ma non è detto che la perdita dei benefici derivanti dall’essere cittadini UE non abbia un impatto sulle scelte dei giovani di questi paesi. E quello degli studenti internazionali è un business con un giro d’affari complessivo di 30 miliardi di sterline annue. Che rischia di ridimensionarsi.

L’allarme per gli effetti che il divorzio non consensuale dall’Unione Europea potrebbe avere sulle università britanniche è stato lanciato dall’AUDE, l’Association of University Directors of Estate. Che sottolinea, tuttavia, come le conseguenze non possano essere ancora del tutto prevedibili. Ben prima che si decidesse per l’Hard Brexit, comunque, il numero di domande di ammissione di studenti provenienti dall’UE aveva già iniziato a calare, come mostrano i dati più recenti raccolti dall’associazione.

Quel che è certo è che nel caso in cui gli introiti per le università britanniche si riducessero, questo si rispecchierebbe anche sul loro prestigio internazionale e sui loro posizionamenti nei ranking mondiali. Il che potrebbe generare un pericoloso circolo vizioso.

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