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“Modello francese? No, grazie!”. Federspecializzandi contraria all’abolizione del test di Medicina

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Il numero chiuso? Occorre mantenerlo e passare al sistema francese sarebbe un azzardo. A grandi linee è questa l’opinione di Federspecializzandi sul progetto del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini di procedere all’abolizione del test di Medicina. Progetto che entusiasma gli studenti, ma che non piace affatto ai rettori e a coloro che già frequentano una scuola di specializzazione medica, al punto che questi ultimi hanno deciso di aderire alla petizione promossa dall’On. Filippo Crimì (PD) contro la riforma del sistema di selezione dei futuri camici bianchi.

Rendendo noto il proprio sostegno all’iniziativa del deputato della maggioranza, Federspecializzandi sottolinea alcuni aspetti critici del modello francese, quello che vorrebbe adottare il ministro Giannini. In primis, il fatto che il percorso formativo del primo anno di studi differisce notevolmente fra le diverse sedi del corso di laurea in Medicina e che “il superamento degli esami di profitto sia spesso affidato a valutazioni orali e quindi del tutto discrezionali da parte dei docenti”, ciò, secondo gli allievi delle scuole di specializzazione, violerebbe il “principio della trasparenza e dell’oggettività della valutazione“, falsando gli esiti della selezione.

Un altro dei motivi per i quali Federspecializzandi è contraria all’abolizione del test di Medicina è che “l’eventuale riforma dell’accesso a medicina nella direzione del modello francese, richiederebbe da parte del MIUR un forte investimento in termini di rinnovamento e ampliamento delle strutture che ospitano la formazione”. Perché, secondo gli specializzandi – e anche i rettori – così come sono, esse non ce la farebbero a sostenere l’impennata del numero delle matricole.

L’abolizione del test di Medicina, insomma, per Federspicializzandi non è affatto una buona idea. L’associazione, alla luce dei dubbi sollevati, chiede al ministro di aprire un tavolo di confronto “per analizzare le criticità dell’attuale sistema di accesso e costruire un nuovo modello di selezione basato su solidi principi pedagogici”. Il tutto, tenendo sempre ben presente “l’assoluta importanza di mantenere l’accesso programmato ai corsi di tutte le professioni di ambito sanitario, basando tale programmazione sulle reali necessità di numero, tipologia e competenze di risorse umane del nostro Servizio Sanitario Nazionale”.

3 Commenti

  1. E’ vergognoso parlare di trasparenza ora dopo tutti gli scandali che casualmente sono venuti fuori in vari atenei italiani. Comprendo che voi del Ministero abbiate molto a cui pensare e comprendo che la Sign. Giannini stia “combattendo”, come lei lo definisce, per l’abolizione; ma vorrei ricordare che ci sono studenti che stanno aspettando notizie e chiarimenti sulla preparazione per il test 2015!!! E che aprile si avvicina.
    Per una professione così importante, è possibile che non ci sia un minimo di serietà e chiarezza ?????

  2. È vergognoso vietare a chi desidera iscriversi ad una facoltà di potervi accedere.Nel ns paese non è più possibile neppure aspirare a realizzare il proprio futuro liberamente. Guarda caso sono contrari all’abolizione dei tests gli enti i cui rappresentanti già sono a posto e non desiderano che la ns categoria medica si allarghi. Io ho fatto Medicina in 6 anni,negli anni 82-88 ed eravamo circa 1000 matricole ma nessuno è mai rimasto fuori dalle aule né ha sofferto l’eventuale numerosità di studenti. Dove sono finiti quei locali che potevano ospitare comodamente anche 100 studenti x volta? La verità è che, probabilmente, si vuole ricostituire una sorta di casta medica con pochi eletti, tra l’altro meno preparati di noi colleghi anziani poiché attualmente, superato il test di ammissione, il percorso di studi è molto meno selettivo (quelli che sono stati ammessi “devono” essere portati alla laurea x forza). Spero che il ministro riesca a prevalere.

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