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Dispersione scolastica, i maschi abbandonano gli studi più delle femmine

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La dispersione scolastica è un grande problema per l’Italia e ci costa ogni anno almeno un miliardo e mezzo di euro, ma se a scuola ci fossero solo ragazze il tasso di abbandono crollerebbe drasticamente. A dirlo sono i dati del MIUR e quelli dell’Istat, che segnalano come a faticare maggiormente – specie a partire dalle scuola media in poi – siano soprattutto i ragazzi. Sono, infatti, le percentuali di abbandoni e bocciature dei maschi a determinare il gap che c’è tra noi e gli altri paesi d’Europa.

 

Al momento nel nostro Paese nascono più maschi che femmine (nel 2014 i fiocchi azzurri sono stati 14mila in più di quelli rosa) e al primo anno delle superiori i ragazzi rappresentano il 51,4 per cento degli iscritti contro il 48,6 per cento delle femmine, eppure basta aspettare un po’ affinché la presenza femminile sopravanzi quella maschile. Nel corso degli anni, infatti, i maschi incontrano maggiori difficoltà nel progredire negli studi e tra voti bassi e bocciature spesso decidono perfino di lasciarli. Al punto che tra i ragazzi il tasso di dispersione scolastica è doppio rispetto a quello delle ragazze.

Dopo il diploma, poi, solo uno studente su quattro (secondo i dati Istat relativi al 2012-2013 il 24,9 per cento) sceglie di iscriversi all’università, mentre tra le studentesse prosegue gli studi più di una su tre (il 36,4 per cento). Come se non bastasse, oltre alla dispersione scolastica c’è anche quella universitaria e pure questa interessa per lo più i maschi: ogni 100 neolaureati, infatti, 60 sono donne e solo 40 uomini (dati AlmaLaurea riferiti al 2014).

Sembra, insomma, che le nostre studentesse dimostrino una maggiore diligenza e costanza nell’impegno e più motivazione, le cui cause possono essere ricondotte a motivi socioculturali e psicologici. Ma allora perché, a fronte di questo maggior successo negli studi, nel mondo del lavoro le donne sono ancora nettamente sfavorite rispetto agli uomini?

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