Harry Potter

Università di Padova, ricercatrice pubblica un libro sulla “filosofia della morte” in Harry Potter

da | Dic 2011 | News | 1 commento

Un dottore di ricerca dell’Università di Padova, Laura Anna Macor, ha pubblicato un saggio sulla fortunata saga del giovane mago dal titolo “Filosofando con Harry Potter“. Il personaggio e il suo mondo nati dalla penna di Joanne Rowling, divenuti rapidamente un vero e proprio fenomeno concretizzatosi in ben otto film, diversi videogiochi, oltre a tutta una ulteriore serie di commercializzazioni, viene affrontato da un punto di vista peculiare dalla giovane ricercatrice di filosofia.

Se infatti fino ad oggi altri libri avevano analizzato Harry Potter da differenti punti di vista, culturale, religioso o sociologico, nessuno aveva dato una chiave di lettura come quella fornita da Macor. Il suo saggio vuole essere infatti una analisi filosofica, focalizzata su una tematica centrale della saga e riassunta efficacemente dal sottotitolo del libro: “Corpo a corpo con la morte”. La questione della morte sarebbe il filo conduttore della storia raccontata dai “bestseller” della Rowling, manifestandosi in modi differenti.

Il saggio ha ottenuto anche un giudizio favorevole del filosofo Umberto Curi, esperto dei vari legami ed intrecci tra cinema e filosofia. Curi, che ha anche presentato il volume, definisce il lavoro della ricercatrice un brillante esempio di filosofia e narrazione, che “si immerge nell’oscurità sulfurea delle pratiche magiche con rara finezza interpretativa”.

La convinzione che sta dietro a questo lavoro è anche quella che la filosofia non deve avere paura di analizzare ciò che richiama e coinvolge il grande pubblico. Per Macor esiste una tensione attorno alla tematica della morte che pervade tutta la saga di Harry Potter, con il cattivo Valdemort disposto a tutto pur di raggiungere l’immortalità contrapposto all’occhialuto mago che invece la accetta quale elemento naturale.

La relazione fra filosofia e cinema è una realtà sempre molto affascinante e che ha prodotto una ricca letteratura. Anche un ateneo, l’Università Vita-Salute San Raffaele ha lanciato una iniziativa al riguardo: un laboratorio di filosofia e cinema aperto a tutti, volto a individuare un metodo per una filosofia filmica.

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Il Mago di Oz
Il Mago di Oz
10 anni fa

Un volume la cui quarta di copertina paragona Harry Potter al ‘Fedone’ platonico e a ‘Essere e tempo’ sorprende per due motivi: il primo perché ciononostante vi sono persone disposte a leggerlo senza temere di contaminarsi, il secondo poiché se pensavamo che il ciarpame culturale che ammala la nostra società avesse già toccato il fondo, beh, scopriamo ahinoi di esserci sbagliati. In un mondo normale, una marchetta su Harry Potter e la filosofia andrebbe soggetta ad un igienico ostracismo anzitutto da parte di chi la cultura dovrebbe difenderla. Ora, invece, nell’epoca dei Fabio Volo, gli si fa pubblicità sui giornali. Per eventuali emulatori, dispensiamo di buon grado qualche reboante titolo di grido, da affiancare ad un’ipotetica collana degli orrori. Progenitori, ovviamente, la ‘strana coppia’ Potter-Macor: ‘Diario di un seduttore ‘reloaded’: Berlusconi e Kierkegaard’; ‘Il mito di Diotima da Hölderlin alla Minetti’; ‘Bungee Jumping con Empedocle’; ‘Ansimare con Anselmo: ipotesi teologiche sul porno’; ‘Fantacalcio Zen secondo Roby Baggio’, ecc. Ma dico: un po’ di pudore, un po’ di vergogna! Qualcuno si prenda la briga di spiegare all’autrice che un’Università non è il salotto della Bignardi, che per autopromuoversi nel circo dell’idiozia collettiva non serve sforzarsi tanto, addirittura scrivendo un libro; basta in verità molto meno, che so, zampettare all’Isola dei Famosi, stabilire il ‘record’ nel lancio del salame ungherese, incatenarsi mezzo pomeriggio travestiti da pensionati davanti alla sede dell’INPS. Forse, di ‘Essere e tempo’, sarebbe opportuno rileggere il § 27: “[…] Ce la passiamo e ci divertiamo come ci ‘si’ diverte; leggiamo, vediamo e giudichiamo di letteratura e di arte come ‘si’ vede e ‘si’ giudica […] Ogni primato è silenziosamente livellato. Ogni originalità è subito dissolta nel risaputo […] La cura della medietà rivela una nuova ed essenziale tendenza dell’Esserci: il ‘livellamento’ di tutte le possibilità di essere”. Bene, il libro di Anna Macor non è che una tardiva, di per sé insignificante e piuttosto squallida conferma del “livellamento” di cui parla Heidegger, dove la “medietà”, nella raccapricciante forma del consumo, della volontà-di-pubblicità e dell’aspirazione alla notorietà che accomuna ormai università e spettacolo, ha soppiantato ogni genuina disposizione al pensiero e ad un confronto reale con i problemi che la contemporaneità ci pone.