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Test d’ammissione, è polemica sulla scelta dei futuri medici

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A pochi giorni di distanza dalla data dei test d’ammissione a Medicina, che si svolgeranno in tutta Italia il 2 settembre, esplodono le critiche sulle modalità dei test d’ammissione e quindi sui criteri di selezione dei futuri camici bianchi. Circa 90mila gli aspiranti medici quest’anno a fronte degli 8.755 posti offerti nelle varie sedi italiane (circa 730 in più rispetto allo scorso anno accademico), quello che è stato definito un vero e proprio boom di iscrizioni ai test. E mentre i neodiplomati che tentano la carriera medica si preparano per rispondere agli ottanta quesiti a risposta multipla, nelle ultime ore sono proprio presidi e rettori di famosi atenei italiani ad alzare la voce. Il motivo? I test d’ammissione, così come sono, non rappresentano lo strumento più adatto per scegliere chi saranno i medici di domani.

Al centro delle critiche sulle modalità dei test non c’è il numero chiuso, che per la maggior parte degli addetti ai lavori resta indiscutibile, ma proprio i criteri di selezione dei migliori. Le prime note di dissenso stavolta arrivano dalla Statale di Milano, dove a parlare sono i presidenti del corso di laurea in Medicina, il Corriere della Sera ne riporta la critica maggiore ai test d’ammissione: non è detto che le ottanta domande con crocette siano il modo giusto di individuare i più portati per le professioni mediche.

Anche perché, si può dire, con il passare degli anni sempre più importanza viene data ai quesiti di logica e cultura generale, domande che possono spaziare dalla letteratura alla storia, alla geografia fino a toccare i beni culturali o le arti. A molti non è chiara la connessione con la futura professione, e queste domande vengono bollate come “stravaganti“. Del resto è anche vero che degli ottanta quesiti la quota minore di domande – anche per quanto riguarda il test d’ammissione a Medicina 2010 – è proprio quella destinata a materie come la Chimica, la Matematica e la Fisica.

Critiche alle modalità di selezione dei neodiplomati sarebbero arrivate nelle ultime ore anche dalla Conferenza dei presidi delle facoltà di Medicina italiane, e da rettori e presidi di grandi atenei come l’Università Sapienza di Roma e l’Alma Mater di Bologna. E poi a movimentare il dibattito ci sono le stesse associazioni di categoria, come la Anaao Assomed (Associazione dei Medici Dirigenti) che sottolinea come non esista ad oggi una graduatoria nazionale e la selezione dei futuri medici sia ancora soggetta ad “una estrema variabilità da una sede all’altra”.

Sul test d’ammissione, insomma, si riapre il dibattito con al centro un obiettivo comune a molti: cambiare la procedura di selezione delle matricole. Tanto più se di mezzo c’è la salute futura dei cittadini. Per esempio? Per esempio, un opinione che circola da mesi è quella di far pesare di più la condotta degli studenti durante le scuole superiori, il voto di maturità, il loro essere portati o meno per le materie scientifiche come la biologia e la chimica. Di tutti questi fattori attualmente in Italia non si tiene conto. Oltre al voto di maturità, alcuni gruppi di studenti stanno proponendo di spostare la valutazione per la selezione durante il primo anno di corso in modo che avvenga su basi meritocratiche.

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7 Commenti

  1. Chiarissima Prof.ssa e Onorevole Ministro Carrozza ,
    ho letto l’intervista rilasciata a La Repubblica e sottopongo alla sua attenzione alcune osservazioni. Rilevo la tardività dell’attuale D.M., nutrendo seri dubbi sulla applicabilità della valutazione dei percentili di merito nel punteggio (sarebbe stato più onesto la valutazione dei voti degli ultimi tre anni).
    Sono convinto inoltre dell’assurdità dei tests di ingresso attuali che dovrebbero selezionare gli studenti per l’accesso alla facoltà di medicina analogamente a quanto è stato fatto in USA: la differenza è che in Italia non esiste lo stesso percorso formativo esistente negli USA dove il test giunge alla fine di un percorso formativo interessante gli ultimi tre anni di formazione della scuola superiore (con un taglio tecnico, che non ha nessun riscontro nel nostro attuale sistema scolastico). Migliore l’altra proposta (modello francese) da lei delineata per l’anno prossimo: si selezionerebbero gli studenti sulla base di un esame al termine di un anno universitario propedeutico. In questo caso sarebbe reso maggior valore al merito fornendo agli studenti la possibilità di saggiare la propria affinità psico-intellettiva, su un programma, ben dettagliato e noto, più valido di quello attuale, alquanto vago, a cui la maggior parte delle scuole italiane non prepara in maniera sufficiente.
    Attualmente mi risultano assurdi i tests di logica e cultura generale. Ha mai letto i tests? Non so se la cultura di un futuro medico si può giudicare in base alla conoscenza dell’evento che era in corso a Roma durante il blackout del 2003 o della rapidità di risposta ai tests? La mia ventennale esperienza mi conferma come non sia la rapidità di azione la caratteristica essenziale di un medico bensì una sua certa capacità riflessiva necessaria per risolvere nel migliore dei modi le situazioni più complesse
    Non concordo con la sua affermazione circa la necessità del numero chiuso: nel caso della professione medica si creerà nei prossimi 10 anni (dati ufficiali FIMMG e FNOMCeO) un deficit di 15-20.000 medici: qs. anno in Italia c’è stata la prima storica flessione di iscritti agli ordini dei medici e, se il rapporto numerico medico/paziente risulta in Italia abbastanza elevato, è pure vero che il 34% di iscritti risulta ultrasessantenne. La realtà attuale dimostra quanto siano molto poco numerosi i medici formati in Italia che decidono di emigrare all’estero rispetto a quelli stranieri attualmente assunti dal SSN: vada dei nostri pronto soccorso e ospedali e anche tra i medici di continuità assistenziale e scoprirà quanto il nostro SSN ricorra a presenze estere! La realtà è che lo Stato italiano in questi anni sta abdicando dalla funzione formativa della nostra classe dirigenziale medica, risultando molto più economico assumere un medico straniero già formato!
    Fiducioso nella sua professionalità e competenza, mi auguro che nei mesi futuri possa operare al meglio nel rispetto delle reali necessità dello Stato Italiano.
    Cordialmente la saluto Dottor Paolo Rosellini
    Medico Chirurgo Specialista in Medicina Generale e in Neurologia
    PS: invio la presente lettera aperta p.c. all’On. Orlando, al Presidente del Consiglio dei Ministri, a La Repubblica, a Avvenire e al Secolo XIX.
    SSN=Sistema Sanitario Nazionale

  2. Lettera aperta inviata dal dottor Paolo Rosellini a La Repubblica, ad Avvenire ed a Il secolo XIX.
    pubblicata sul blog La Rosa Bianca e La Rosa Rossa
    ( http://rosabiancarosarossa.blogspot.it/2012/09/merito-e-giustizia-nel-diritto.html )

    Egregio direttore,
    prendendo spunto dall’articolo del vostro numero odierno sui tests per i docenti, esprimo notevoli perplessità su altri tests, quelli di accesso alla facoltà di Medicina, a cui parteciperanno il 4 settembre 2012 circa 80.000 giovani. Le invio la mia testimonianza sull’argomento.
    Quest’anno anche mia figlia si sta preparando al test di selezione per l’ammissione alla facoltà medicina. Io sono medico e come avrebbe fatto ogni buon padre di famiglia dotato di conoscenze specifiche sull’argomento, ho offerto la mia collaborazione e ci siamo dedicati nel mio periodo di ferie allo studio di questi “mitici” tests di ingresso, che vertono su argomenti di (50%) cultura generale, logica, grammatica, (25%) biologia, istologia, anatomo-fisiologia, (25%) matematica, fisica e chimica.
    Mi sono reso conto subito dell’assurdità di tale metodo di selezione che le motivo come segue.

    I tests di cultura generale spaziano su argomenti che vanno dalla storia alla filosofia e letteratura secondo il livello e la maturità culturale di chi li ha creati: un gruppo di docenti universitari di 50-60 anni la cui cultura generale non può sicuramente essere paragonata a quella di uno studente 18 enne. Inoltre vi sono quesiti su argomenti di diritto pubblico e privato nonché amministrativo che non rientrano nel curriculum di studi offerti dei licei (e neanche del miglior cittadino medio). Per non parlare dei test di logica e grammatica italiana: chi ha superato l’esame di stato di maturità, specie se liceale, dovrebbe aver già dimostrato le sue capacità di padronanza logica e di espressione linguistica.
    I tests delle discipline di base si riferiscono a nozioni (di biologia, istologia, anatomo-fisiologia, chimica e fisica) che vengono apprese ed assimilate da uno studente di Medicina al termine del I°-II° anno del relativo corso regolare di studi (praticamente si chiede al candidato di aver già studiato ed assimilato tutte quelle materie che verrà a lui richiesto di affrontare nei 2 anni successivo di studio). Essi fanno riferimento ad una terminologia medica specificamente acquisita al termine dei 6 anni di studio (carbonarcosi, equilibrio acido base…).
    In tutti i tests non viene assolutamente fatto alcuna attenzione alla verifica del profilo psico-attitudinale dei candidati: così che essi potranno risultare dei bravissimi e coltissimi cittadini, ma non avranno alcuna possibilità di verificare la propria attitudine umana e psicologica allo studio ed al lavoro che affronteranno, anche per la mancanza di un serio orientamento allo studio nelle nostre scuole superiori. E’ nota la rinuncia al proseguimento degli studi di Medicina di studenti al II e IIIanno non sufficientemente motivati ed informati.
    Per affrontare i tests è importante l’aspetto economico: per iscriversi a tali tests ci sono tasse da pagare, libri di testo specifici da acquistare e spesso seguire dei corsi propedeutici: negli ultimi anni si è sviluppato un vero e proprio business di affari per tale formazione.
    Come medico devo far notare l’inadeguatezza dell’attuale numero di laureati, insufficienti ad assicurare un regolare turn-over lavorativo: tutte le associazioni sindacali mediche hanno stimato dell’arco di 10 anni una carenza numerica di 50.000 medici.
    La mia domanda è “cui prodest”?
    Intanto per cominciare bisognerebbe adeguare il numero degli iscritti alle necessità di assistenza medica italiana, organizzare un diverso percorso di selezione che dovrebbe cominciare con serio orientamento alle scuole superiori e proseguire con test di carattere consultivo e una griglia di esami altamente selettivi nei primi anni di studio sotto la supervisione di un tutor. Per l’accesso alle facoltà universitarie ci sono dei vincoli normativi derivanti da accordi tra i vari stati europei , ma credo che ci siano anche delle possibilità di dialogo su questi importanti temi che coinvolgono le scelte di decine di migliaia di giovani sul proprio futuro.
    Dobbiamo pensare che nella nostra società il diritto di studio sarà garantito solo a coloro che si potranno economicamente permettere l’iscrizione a qualche università privata, scavalcando il percorso ad ostacoli sopra descritto?

    Cordiali Saluti
    Dott. Paolo Rosellini

  3. Sono una mamma arrabbiata ! Io credo in una Italia libera e democratica , alle opportunità di ciascuno di potere scegliere il proprio futuro (almeno provarci); attualmente per i nostri figli non è così.
    L’Italia incentiva troppo poco , per nulla le aspirazioni, la crescita a 360 gradi dei nostri giovani,gli si tarpano le ali prima.L’Italia, il Governo devono credere nella forza dei giovani e lasciare loro, SPAZIO, è la nazione dei vecchi. Per quanto riguarda l’iscrizione Universitaria, a mio avviso, dovrebbe essere accessibile e aperta a tuttti.( come nei miei anni 70/ 80) non è un test d’ingresso che selezionerà dei bravi professionisti . Medici,infermieri ,ostetrici,fisioterapisti logopedisti,tecnici radiologi ecc… sono un percorso universitario e l’ esperienza sul campo che ti fanno capire le tue capacità attitudinali. Vorrei, a questo proposito, raccogliere un gran numero di adesioni di genitori e giovani per poter dare voce a questa leggittima richiesta di aiuto e di libertà di scelta del proprio futuro lavorativo dei nostri cari giovani.

  4. Aggiungo pure che andrebbe anche flessibilizzato il numero chiuso quando poi per la carenza di infermieri vengono qui un sacco di stranieri soprattutto nelle case di riposo quando ci sono milioni di italiani alla spasso. Ora non voglio essere razzista, ma si tratta di amor di patria

  5. QUESTI TEST SONO SOLO UNA PRESA IN GIRO PERCHE’ VINCONO IL CONCORSO SOLO CHI HA LA “RACCOMANDAZIONE” PIU’ FORTE LA MERITOCRAZIA NON VA AVANTI NE’ ALLE SCUOLE NE’ ALL’UNIVERSITA’. QUESTE FACOLTA A NUMERO CHIUSO INCENTIVANO SOLO LE MAZZETTE

  6. A mio avviso, pur non trascurando la formazione culturale complessiva (la famigerata cultura generale), che dovrebbe teoricamente indicare il grado di curiosità intellettuale, si dovrebbe dare anzitutto maggiore importanza alle materie scientifiche la cui opportuna conoscenza risulta indispensabile per chi intenda avviare questo tipo di studi. Inoltre non sarebbe male intodurre domande relative a situazioni-tipo inerenti la professione medica invitando il candidato ad esprimere, magari attraverso risposte aperte, il modo in cui agirebbe in tali frangenti: potrebbe tornare utile per capire se l’indole del candidato sia eticamente promettente. E’ vero comunque che spesso le domande a risposta chiusa risultano problematiche anche per lo studente preparato, che potrebbe magari trovare inappropriato il modo in cui si è deciso di esprimere la risposta giusta che egli pure conosce. E’ vero anche, però, che le domande a risposta aperta non si addicono a quesiti inerenti la matematica o le formule chimiche e quindi sarebbe disdicevole eliminare le domande a risposta chiusa tout court. Perchè non elaborare un test misto, in cui i quesiti che presumono una risposta oggettiva siano a risposta chiusa mentre altri relativi alla descrizione di fenomeni, processi, meccanismi della natura o a questioni di etica e attitudine personale siano a riposta aperta?

  7. non è giusto demolire ogni aspirazione dei ragazzi con un quiz, organizzato come un terno al lotto.bisogna smettere di puntare solo sulla performence…..l’istantanietà può essere causa di conseguenze irrimediabili.tutti devono avere la possibilità di provare a realizzare il sogno, che coltivano da anni. la storia dei nostri tempi non può penalizzare i suoi figli negandogli il diritto di provare a mettere in campo le proprie capacità sulla base della volontà. la scuola superiore è inquinata, precaria e in piena fase riorganizzativa per poter essere un vero punto di partenza. I sogni son desideri di felicità…in un mondo in cui si è smesso di sognare, per questo si va alla ricerca di false fantasie. non contribuiamo a distruggere i sogni. organizziamoci e combattiamo le ingiustizie che ci piovono addosso.

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