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Riforma università, governo battuto alla Camera

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I finiani votano con l’opposizione alcuni emendamenti e la riforma dell’università, assieme alle migliaia di studenti e ricercatori in agitazione in tutta Italia, diventa il primo vero banco di prova per la tenuta del governo. Tanto che il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, evoca il ritorno alle urne anche se dovesse ottenere la fiducia.

Vediamo gli emendamenti su cui la maggioranza è andata sotto. Il capogruppo leghista a Montecitorio ha proposto di esaminare il provvedimento in seduta notturna per evitare slittamenti dell’esame del ddl, che ne metterebbero a rischio la definitiva approvazione. Pd, Idv, Fli e Udc hanno votato compatti contro.

Stesso voto compatto anche sull’articolo 6 del disegno di legge Gelmini: 284 i sì all’emendamento con 254 no e 5 astenuti. La modifica al testo prevede che per formare i corsi di laurea di area sanitaria Istruzione e Sanità sentano anche i presidi di facoltà.

Eppure l’esame del provvedimento era partito con un gesto di distensione del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, la quale aveva annunciato di aver riscritto due importanti emendamenti su richiesta di Futuro e libertà.

Uno riguarda la piena copertura finanziaria per assumere 1.500 professori associati fino al 203, l’altro riguarda lo stanziamento di 120 milioni in tre anni per introdurre meccanismi premiali per i ricercatori più meritevoli, fermo restando il blocco degli scatti automatici di anzianità.

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1 commento

  1. Premetto che, come il Ministro, non riesco a cormrendepe i perche8 delle proteste.Senza entrare nel tecnicismo della materia, ritengo sia opportuno valutare due aspetti. Il primo e8 squisitamente economico e, forse, anche per questo viene opportunamente nascosto tra le righe : e8 indubbio, infatti, che le risorse sono limitate e che i tagli sono necessari. E’ altrettanto indubbio, quindi, che coloro i quali continuano a volere mantenere tutto cosec com’e8, non si accorgono che nella scuola italiana ci sono troppi sprechi, che costringono professori malpagati a storcere il naso ed andare avanti, ma senza entusiasmo, essendo evidente che tanto il professore che nulla fa per gli alunni, che quello che lavora dannandosi l’anima il trattamento economico restere0 lo stesso.E qui si allaccia il secondo punto, invece, squisitamente politico. Da troppi anni si difendono prerogative e privilegi e nell’Italia di oggi e8 andato in onda troppo spesso il programma cambio tutto per non cambiare niente , tipico di una certa politica cui sta a cuore solo il bacino di voti , piuttosto che il bene delle nuove generazioni: quando senti protestare un maestro perche8 sare0 costretto dalla riforma Gelmini a non poter lavorare pif9 sotto casa perche8, forse (ma non si sa), costretto dal ritorno al maestro unico, a spostarsi di chilometri, ti domandi se quel maestro abbia mai avuto in mente, pur per un solo momento, il bene degli alunni. Cosec pure, quando senti dire che il maestro unico privere0 l’alunno delle giuste capacite0 didattiche, capisci come questa sia una scusa perche8 non esiste che un bimbo/a di sei anni abbia bisogno di tutta questa informazione didattica , ma invece ha certamente bisogno, nei suoi primi anni di scuola, di qualcuno che sappia aiutarlo a capire cosa deve e dovre0 affrontare e, magari, ha bisogno di qualcuno/a che lo/la aiuti a superare il distacco dalla famiglia, non pif9 per gioco, come al Nido, ma per apprendere .Quando senti protestare certi politici perche8, forse, verre0 introdotta la classe di inserimento per gli stranieri, e scambiare il vantaggio che certamente ricavere0 l’alunno extracomunitario dalla necessaria previa comprensione della lingua italiana in razzismo , solo perche8 l’idea e8 venuto ad un certo partito politico, capisci come la strumentalizzazione a fini politici sia sempre in agguato.Il coraggio del cambiamento, insomma, non ha mai fatto rima con popolarite0, anzi .E’ noto che le pif9 grandi riforme sono sempre state (in principio) avversate

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