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I geologi italiani contro la riforma dell’Università

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L’Italia ferita dalle conseguenze del maltempo e del dissesto idrogeologico. La città dell’Aquila e i 56 comuni del cosiddetto cratere in gran parte disintegrate dal sisma dei 6 aprile 2009. Da più parti arriva la richiesta di maggiore prevenzione e di un ricorso più massiccio e qualificato alla professionalità dei nostri geologi. Eppure, denunciano i geologi italiani, con il disegno di legge Gelmini “rischiano di scomparire dal panorama nazionale delle università ben 25 dipartimenti di Scienze della Terra su 31″.

Martedì 23 novembre riprenderà alla Camera dei deputati il dibattito sul “disegno di legge n. 3687 e abbinate – Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario (approvato dal Senato)”. Il provvedimento è molto contestato da buona parte del mondo della scuola, che scenderà in piazza domani per protestare e si dichiara molto preoccupato per i tagli ad atenei e facoltà.

“Ironia della sorte – spiega l’Associazione nazionale dei geologi in una nota – proprio nella ricorrenza del sisma del 23 novembre 1980 un terremoto sta per scuotere dalle fondamenta l’università italiana e in particolare la comunità delle Scienze della Terra dell’Accademia italiana”.

Infatti l’articolo 2 del disegno di legge al comma 2 lettera b) introduce infatti delle limitazioni numeriche che “non esistono in altre nazioni, e determineranno la scomparsa dal panorama nazionale delle università di ben 25 dipartimenti di Scienze della Terra, mentre avranno vita non facile i soli 6 rimanenti”.

Secondo i geologi il rischio riguarda anche altre aree scientifico-disciplinari e la scomparsa pressoché totale dei dipartimenti di Scienze della Terra, dove si formano i giovani professionisti del futuro ed i futuri ricercatori rappresenta un gravissimo danno per l’intero sistema, anche in considerazione del fatto che, col tempo, andranno perdute le conoscenze sull’assetto geologico locale.

Con questo spirito tutta la comunità dei geologi italiani, dai docenti e ricercatori di Scienze della Terra, ai geologi liberi professionisti, dalle pubbliche amministrazioni agli ordini regionali chiede con forza una modifica al comma del disegno di legge Gelmini prima dell’approvazione finale.

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2 Commenti

  1. c’è del vero nelle ragioni della protesta, ma anche nelle intenzioni della riforma. Purtroppo esistono preclusioni idologiche contro chi mette in discussione lo status quo. Guardate la foto sopra, che recita “Il sapere è nostro, giù le mani dalla nostra università”. Chi lo afferma è pari ai vecchi baroni che continuano ad esserci. E’ avulso dalla realtà sociale e industriale che -fatte salve alcune rare eccezioni – corre molto di più dell’università. Quello che manca è il coraggio della meritocrazia, è il coraggio lasciare il posto chi merita e di mandare altrove coloro che stanno lì vantando il diritto di essere difesi perchè resistono da anni. Il sapere è di tutti.

  2. Ironia della sorte: Altro era l’impegno del compianto collega Gelmini (Rodolfo) nella costante opera di diffusione e difesa delle prerogative della Geologia e delle Scienze della Terra nel panorama culturale e sociale del Paese. Peccato dover associare il medesimo cognome con una operazione di segno completamente
    opposto.

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