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In Francia sta per cadere l’ennesimo tabù. L’università non sarà più aperta a tutti: l’accesso ai corsi sarà regolato dal numero chiuso. Il presidente francese Emmanuel Macron l’aveva promesso in campagna elettorale e non si è smentito. La misura è dettata dalla volontà di combattere il sovraffollamento negli atenei transalpini, ma gli studenti non ci stanno e annunciano una guerra senza quartiere nei confronti della riforma. La prima battaglia è fissata per il prossimo 16 novembre, data nella quale si terrà una manifestazione contro il governo.

Numero chiuso per scoraggiare i meno motivati

In Francia attualmente non è in vigore l’accesso programmato nemmeno per il corso di laurea in Medicina. Rigide selezioni sono previste solo per le istituzioni più prestigiose, le scuole d’eccellenza come École Normale Sup e École Polytechnique, che accolgono i migliori studenti. Tutti gli altri atenei, invece, non hanno sbarramenti. Il risultato è che per alcuni corsi di laurea – in particolare la già citata Medicina, Psicologia e Giurisprudenza – i numeri sono così elevati da aver creato un sovraffollamento ingestibile. Al punto che negli ultimi anni come soluzione tampone si è fatto ricorso a una sorta di lotteria per scegliere le matricole.

Nel corso della campagna elettorale Macron si era più volte soffermato su tale fenomeno, definendolo un’assurdità. Specialmente alla luce del fatto che più del 70 per cento degli iscritti abbandona gli studi durante il ciclo triennale. Il presidente non ha mai nascosto di essere convinto che l’istruzione universitaria non sia per tutti e che i meno motivati debbano essere indirizzati verso altri percorsi come gli istituti tecnici superiori. Il numero chiuso potrebbe essere un forte strumento di persuasione in questo senso.

Niente test, orientamento e valutazione dei prerequisiti già alle superiori

L’applicazione del numero chiuso non avverrà con le medesime modalità con cui avviene da noi. La riforma che il ministro dell’Istruzione Frédérique Vidal e il premier Edouard Philippe hanno presentato non prevede lo svolgimento di un test selettivo mediante il quale conquistarsi la possibilità dell’immatricolazione. Nel testo si parla di orientamento, da potenziare, e del raggiungimento di una serie di obiettivi già durante gli anni delle superiori.

In particolare, professori e presidi delle scuole dovrebbero aiutare in maniera più concreta i ragazzi a individuare le proprie inclinazioni e giudicare la propria preparazione e le proprie capacità e competenze. Durante il ciclo di istruzione secondaria, i ragazzi destinati all’università dovrebbero riuscire ad acquisire alcuni prerequisiti ritenuti necessari per gli studi terziari. In caso contrario, se volessero comunque tentare il percorso accademico, dovrebbero seguire preliminarmente dei corsi di perfezionamento di durata variabile (fino a un anno) per colmare le loro lacune.

Studenti sul piede di guerra contro Macron: manifestazione il 16 novembre

Le associazioni studentesche non apprezzano la riforma che introduce di fatto il numero chiuso all’università, giudicandola “un modo di fare una selezione senza ammetterlo”, come ha detto il presidente dell’Unef, Lila le Bas. Tra i giovani e Macron si annunciano tempi difficili. Già nel mirino per aver operato dei tagli sulla patrimoniale che gli hanno fatto guadagnare l’epiteto di “Presidente dei ricchi”, l’inquilino dell’Eliseo dovrà far fronte alla rabbia degli studenti. I quali hanno annunciato una manifestazione di protesta il prossimo 16 novembre.