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Brexit, allarme per le università del Regno Unito: il personale rischia di calare bruscamente

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La Brexit rischia di causare un vero e proprio terremoto nel mondo accademico britannico. Un rapporto realizzato dalla British Academy for the Humanities and the Social Sciences ha lanciato l’allarme nei confronti di una possibile drastica diminuzione del personale degli atenei del Regno Unito, quando diverrà definitivo l’addio all’Unione Europea. In particolare, secondo l’analisi recentemente pubblicata, nei dipartimenti di Economia e di Lingue moderne potrebbe andar via un terzo dei docenti e dei ricercatori.

A pagare più duramente le conseguenze del divorzio tra Londra e Bruxelles potrebbe essere soprattutto l’Irlanda del Nord. Lì addirittura un quarto del personale accademico di tutte le discipline proviene da paesi UE. Per scongiurare quella che sarebbe una vera e propria catastrofe per le università britanniche, si invoca da subito la definizione di norme precise che regolino lo status dei cittadini comunitari che lavorano in Gran Bretagna, così da porre fine all’incertezza attuale.

Per la Brexit trema anche il Servizio sanitario nazionale

Oltre al mondo accademico, anche il National Health Service (NHS), il Servizio sanitario nazionale britannico, rischia di “svuotarsi”. Un recente sondaggio della British Medical Association, infatti, ha evidenziato che un quinto dei medici provenienti da un paese comunitario, che attualmente lavorano nel Regno Unito, potrebbe decidere di spostarsi altrove. Considerando che, dopo il referendum  sulla Brexit del giugno 2016, già 10mila unità del personale sanitario hanno lasciato la Gran Bretagna, si rischiano dei vuoti non facili da coprire.

Dagli atenei appello al governo per non innescare una fuga di cervelli

Al momento nel Regno Unito ci sono più o meno 40mila tra docenti e ricercatori, che provengono da un paese comunitario. Essi rappresentano il 12 per cento del totale del personale didattico e di ricerca degli atenei britannici. Se le conseguenze della Brexit dovessero spingerli a emigrare, per le università sarebbe come uno tsunami. Senza contare che, già l’anno scorso, a causa dell’esito del referendum e dell’incertezza relativa al futuro, c’è stato un calo del 7 per cento degli iscritti provenienti da paesi UE. Tutti fattori che rischiano di costare alla Gran Bretagna in termini di prestigio e posizione internazionale nel mondo dell’istruzione terziaria e della ricerca.

Per questo Ash Amin, segretario della British Academy for the Humanities and the Social Sciences, ha lanciato un appello al governo dalle pagine del Guardian. Il mondo accademico britannico chiede l’impegno a “garantire il diritto di residenza a tempo indeterminato agli accademici della UE e non, che lavorano nel Regno Unito”.

British Council: “Lingue straniere come difesa contro i contraccolpi della Brexit”

Nell’attesa di novità sul fronte legislativo, il British Council ha fornito un suggerimento per reagire alle conseguenze della Brexit: puntare sulla conoscenza di altre lingue. In particolare, si segnala che la Gran Bretagna trarrebbe grandissimo beneficio da una maggiore diffusione della conoscenza di cinese mandarino, arabo, spagnolo, francese e tedesco. Così sarebbe più facile attrarre stranieri extra-comunitari, che potrebbero colmare i vuoti. Al momento, tuttavia, la strada sembra in salita. Una recente ricerca segnala che solo un terzo dei britannici sa conversare in un’altra lingua e che il numero di ragazzi che studiano una lingua straniera moderna alle superiori o all’università è in costante diminuzione.

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