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La Procura di Torino sta indagando sulla morte di due docenti universitari, che si ipotizza sia stata causata dall’amianto presente nei pannelli usati per le facciate di Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino. Per anni hanno lavorato nello stesso luogo, per poi morire della stessa malattia: mesotelioma pleurico, un particolare cancro ai polmoni. Il procuratore Raffaele Guariniello ha aperto un’inchiesta per individuare gli eventuali responsabili e ricostruire gli interventi di bonifica eseguiti.

I due docenti in questione sono Andrea Brero, morto lo scorso ottobre all’età di 63 anni, e Gianni Mombello, deceduto a 75 anni nel 2005. Il primo era ricercatore universitario al dipartimento di Economia della facoltà di Scienze politiche e il secondo professore di Storia della lingua francese. Si teme che all’Università di Torino “ci sia stata un’esposizione all’amianto sino all’anno 2000 – spiegano in Procura – e che quelli emersi siano solo i primi due casi di malattia, visto che il periodo di latenza del mesotelioma è di 20-30 anni”.

L’Osservatorio sui tumori ha riscontrato varie analogie nella morte dei due uomini e così ha deciso di segnalare i casi ai magistrati, facendo aprire un’inchiesta sulla loro morte. Ciò che si sospetta è che i docenti abbiano contratto questa malattia professionale, dopo aver respirato la polvere tossica proveniente dai pannelli di amianto che fino a qualche anno fa ricoprivano Palazzo Nuovo. Alcune lastre presentavano rotture e deformazioni, per cui nel 1999 sono iniziati i lavori per eliminarle e smaltirle. Potrebbe essere stato proprio allora che il “pulviscolo assassino” è entrato nelle aule e negli uffici dell’Università di Torino, mettendo in pericolo la salute di chi vi lavorava.

I lavori di rimozione dell’amianto sono stati eseguiti dalla ditta Arcas Spa, poi sanzionata perché non avrebbe raccolto in maniera adeguata i residui di amianto rimosso dalle facciate dell’ateneo piemontese. Inoltre, frammenti di lastre in fibrocemento sono stati trovati nel cantiere per la costruzione di una biblioteca e di una scala di sicurezza, depositati in cortile o gettati direttamente nei cassonetti senza alcuna misura di sicurezza. Per gli inquirenti, in quel periodo, non sarebbe stata fatta nemmeno la valutazione dei rischi, necessaria per informare i lavoratori dei pericoli cui andavano incontro.