intervista rappresentante degli studenti dell'Università di Padova

Trovare le risorse per mandare avanti l’università non dipende solo dai governi, anche gli atenei possono fare molto per aiutare se stessi. Partendo da questo presupposto, sull’esempio di Oxford e del MIT di Boston, l’Università di Padova ha iniziato un’autentica rivoluzione: ha creato un ufficio commerciale che aiuterà i ricercatori a mettere sul mercato i frutti del proprio lavoro. L’ateneo veneto sarà il primo in Italia a vendere la proprietà intellettuale.

L’Università di Padova, una delle più antiche e prestigiose del nostro Paese, ha iniziato un cammino che la sta portando a svincolarsi sempre più dal modello tradizionale di gestione degli atenei italiani. La strada intrapresa è quella di scommettere sulla validità e produttività dei propri ricercatori, per ricavare risorse dalla vendita della proprietà intellettuale dei prodotti del loro lavoro. Il modello per l’ateneo veneto, dichiarato anche dal rettore Giuseppe Zaccaria durante l’inaugurazione dell’anno accademico, è quello di Oxford e del MIT, che da anni già ricavano profitti dalla propria ricerca scientifica.

La rivoluzione in atto presso l’Università di Padova si basa su un concetto molto semplice, eppure spesso trascurato dagli atenei italiani: le imprese per competere sul mercato hanno bisogno di innovarsi. E a questa necessità gli atenei possono rispondere mettendo a disposizione i prodotti della propria ricerca. Si chiama “trasferimento tecnologico” e porta benefici a entrambi i soggetti coinvolti nello scambio. Alle aziende, perché riescono a risparmiare evitando di creare costose divisioni destinate a ricerca e sviluppo, e agli atenei, che possono ripagare gli investimenti fatti ed ottenere anche dei guadagni.

In tempi di progressiva riduzione dei finanziamenti a disposizione del sistema universitario, quello dell’Università di Padova potrebbe essere il primo passo verso la trasformazione radicale di un mondo soffocato dallo burocrazia e spesso troppo chiuso nell’autoreferenzialità. Vendere la proprietà intellettuale significa trasformare gli atenei in organismi davvero autonomi ed autosufficienti anche dal punto di vista finanziario e aiutare al contempo il mondo produttivo italiano, che da qualche anno arranca anche per la carenza di innovazione.