Indagine Federconsumatori sui fuorisede 2016

Non solo conoscenze, ma competenze: da anni si parla di quanto sia necessario che l’università dia agli studenti le cosiddette generic skills, necessarie per muoversi nel mondo del lavoro, e non impartisca soltanto nozioni. Adesso, per misurare quanto i nostri atenei siano in grado di fornirle ai propri studenti arriva “Teco”, l’ultimo test dell’Anvur.

Teco è stato pensato dall’Anvur per valutare gli studenti delle università italiane non sul piano della padronanza delle mere nozioni, ma piuttosto rispetto al possesso di alcune competenze generiche. Perché sono proprio quelle competenze generiche a far la differenza quando ci si trova a dover affrontare, sul lavoro o in situazioni personali, contesti non noti, a dover risolvere problemi in tempi rapidi, a dove comunicare con efficacia. E, in mancanza di queste abilità, le conoscenze servono a poco.

Sono stati 6mila gli studenti coinvolti nella fase sperimentale del nuovo test dell’Anvur, provenienti da 12 atenei diversi: dall’Università di Milano a quella Firenze, da quella di Bologna a quella di Messina, passando per le romane La Sapienza e Tor Vergata, la Federico II di Napoli, l’Università del Piemonte orientale e quelle di Cagliari, di Padova, del Salento e di Udine.

I risultati della fase sperimentale di Teco segnalano il perdurare tra i nostri studenti delle conseguenze della rigida divisione delle competenze tra sapere umanistico e sapere scientifico di crociana memoria. Gli universitari che hanno ottenuto punteggi migliori sono stati gli studenti di Medicina. A seguire, gli iscritti a Matematica, Fisica, Statistica e Psicologia. Non eccellenti, ma pur sempre sopra la media anche i risultati degli iscritti a Filosofia, Storia, Giurisprudenza, Biologia, Ingegneria. Ultimi, invece, gli studenti di Scienze della formazione, dato preoccupante se si considera che saranno i futuri maestri delle generazioni a venire.

La fase sperimentale del nuovo test che valuta le competenze generiche è stata positiva e già si parla di un impiego di Teco in sede di orientamento: “Per limitare l’abbandono dell’università da parte degli studenti, indirizzarli e formarli meglio”, fanno sapere dall’Anvur. Un vero e proprio successo, tanto che qualcuno ne caldeggia l’adozione anche per testare le matricole, prevedendo obblighi formativi cui adempiere in caso di lacune, e c’è perfino chi ritiene Teco un’alternativa validissima alle prove di ammissione per il numero chiuso.