studio soddisfazione laureati e lavoro 2010

studio soddisfazione laureati e lavoro 2010

Come ti vedi tra cinque anni? Anche a questa domanda hanno risposto i giovani intervistati da Almalaurea per la compilazione del rapporto annuale sull’occupazione dei laureati in Italia.

Proprio a partire dall’ultimo rapporto presentato dal consorzio interuniversitario, due docenti italiani – Furio Camillo, professore di economia all’Università di Bologna, e Angela Costabile, ordinaria di psicologia all’Università della Calabria – hanno deciso di studiare quanto le aspettative dei laureati rispetto al mondo del lavoro poi effettivamente si realizzino. Dallo studio intitolato “Come muta nel tempo la soddisfazione dei laureati per il lavoro?”, emerge che negli ultimi anni tra i giovani è aumentato il desiderio di stabilità.

L’aspetto più curioso dello studio è che i laureati sono stati paragonati a degli animali, a seconda del profilo che fornivano al momento della prima intervista. Per esempio quelli che alla domanda “Come ti vedi tra cinque anni?” rispondevano con aspettative più inclini alla flessibilità, all’adattamento, all’intraprendenza allora venivano classificati come “aquilotti alpini“. Se invece le aspettative riguardavano prevalentemente la stabilità, la coerenza con il percorso di studi e il guadagno, allora venivano classificati come “formichine ambiziose“. E così via, fino a raggiungere con tutte le sfumature del caso ben 10 classi di animali.

Lo studio, che è un analisi dei dati del Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati 2010, si basa sulle interviste fatte agli stessi ragazzi prima e dopo l’ingresso nel mondo del lavoro, rispettivamente al momento del conseguimento della laurea e cinque anni dopo.

“Tra i laureati del 2000 intervistati nel 2005 si riscontra una sostanziale stabilità” dice lo studio, vale a dire le aspettative dei laureati nel 2000 hanno trovato per larga parte realizzazione. Lo stesso non è successo negli anni successivi, dove a partire dal 2007 si riscontra un crescente divario tra come i laureati si immaginavano a lavoro e quello che poi effettivamente sono diventati.

Secondo il Prof. Camillo il risultato si spiegherebbe addirittura con il fatto che i giovani si lascino influenzare dalla politica. “A pesare sulle aspettative dei giovani è la legge finanziaria del 2007 in cui appunto si parlava di stabilizzazione del personale precario da parte dell’allora Governo Prodi” è infatti questa l’ipotesi del professore che semplicemente riconduce il non realizzarsi delle aspettative iniziali con il fatto che le aspettative sono cambiate stradafacendo: se prima molti laureati volevano essere un aquilotto, ora la formica la fa da padrone.

(Fonte: Almalaurea)