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Almalaurea: ecco come i laureati pagano la crisi

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rapporto almalaurea laureati 2010

La disoccupazione aumenta, le buste paga si alleggeriscono, e i contratti di lavoro sono sempre più atipici. I laureati pagano cara la crisi, e a dirlo stavolta è Almalaurea che proprio ieri a Roma ha presentato il dodicesimo Rapporto sulla condizione occupazionale dei laureati. L’indagine ha coinvolto 210 mila laureati intervistati nel 2009, a un anno dalla laurea.

Quella che emerge è una situazione non proprio rosea, soprattutto se confrontata con quella degli anni precedenti. Nel complesso si registra infatti una crescita del tasso di disoccupazione. Questo non solo per i laureati triennali, ma anche per gli specializzati.  E, dato ancor più destabilizzante, anche per le lauree cosiddette “forti“, vale a dire spendibili sul mercato del lavoro.

In particolare, a un anno dalla laurea, la disoccupazione è passata rispettivamente dal 16,5 al 22 per cento per i laureati triennali, dal 14 al 21 per cento per i laureati magistrali, dal 9 al 15 per cento per gli specialistici a ciclo unico. Rispetto allo scorso anno, spiega il rapporto, c’è stata insomma una frenata da parte di tutti i corsi di laurea ad essere “assorbiti” dal mercato del lavoro.

Inoltre, per chi trova lavoro a un anno dalla laurea diminuisce la probabilità di trovare un impiego stabile. La contrazione, spiega il rapporto, è di 3 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 2 punti per i colleghi specialistici, per cui il lavoro stabile nel 2009 corrisponde rispettivamente al 36% e al 26%. Per gli specializzati a ciclo unico – come medici, architetti e veterinari – invece, la probabilità di trovare un lavoro stabile rimane costante al 36 per cento.

Ma non è tutto, le buste paga sono sempre più scarse. In calo, infatti, le retribuzioni dei laureati di primo livello (2 per cento), degli specialisti a ciclo unico (3 per cento), e degli specializzati con laurea magistrale (5 per cento).

Se a questo si aggiunge che nei primi due mesi del 2010 le aziende hanno richiesto il 31 per cento di curricula in meno alla banca dati di Almalaurea, rispetto allo stesso periodo del 2009, allora si capisce come il quadro non sia davvero dei migliori.

Il Rapporto di Almalaurea, presentato ieri a Roma alla sede Crui, sarà al centro di un dibattito domani all’Università della Calabria, all’interno del convegno “Investimenti in capitale umano nel futuro di Italia ed Europa”, in streaming video a partire dalle ore 10.00.

1 commento

  1. E’ il modello che è sbagliato.
    Si continua a creare alti profili di laureati per le aziende, trascurando il fatto che le aziende italiane per l’ 80% sono di piccole dimensioni e non assorbono tali alti profili perchè troppo qualificati.
    Non siamo come in America o altri paesi europei dove ci sono multinazionali e quindi un laureato ha buone possibilità di inserimento e di carriera.
    Nello stesso tempo si difendono le lobby, che si lamentano del soprannumero di laureati, perchè, invece di guadagnare milioni di euro come professionisti, poverini si devono accontentare di guadagnarne centinai di migliaia senza dichiararli.
    Esiste una disparità tra i laureati dipendenti da mille euro ed i liberi professionisti che si lamentano perchè non guadagnano i milioni.

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