Proteste Siria

Giunge anche dall’autorevole università egiziana Al-Azhar il grido d’indignazione per quello che sta accadendo in Siria, dove il regime soffoca con la violenza le richieste di maggiori libertà partite tra l’altro, nel marzo scorso, a seguito di un episodio di tortura perpetrato nei confronti di 15 studenti.

Riferendosi alle centinaia di vittime che le truppe fedeli al regime stanno mietendo in varie città del Paese, l’imam dell’ateneo sunnita del Cairo, Ahmed al-Tayyeb, ha parlato di una situazione oltre i limiti, spiegando che non si può più tacere e che bisogna adoperarsi affinché cessi quella che sta assumendo i contorni di una “tragedia araba e islamica”.

Non ci si attendono cambiamenti di rotta neanche a seguito dell’intervento dell’ateneo cairota, che gode dell’apprezzamento di tutto il mondo arabo e la cui voce in genere è tenuta molto in considerazione. Il capo di Stato siriano Assad non ha finora dato alcun segnale di ascolto alle richieste di cessazione delle violenze provenienti dal mondo arabo: Bahrein, Kuwait e Arabia Saudita hanno richiamato i rispettivi ambasciatori, mentre il segretario della Lega Araba, Nabil al-Arabi, ha chiesto la cessazione immediata delle violenze. Anzi, i carri armati siriani procedono nei loro attacchi alle città del Nord-ovest, dove continuano ad arrestare centinaia di persone e a imporre il coprifuoco.

La protesta, che vede come promotori proprio gli studenti, ha ottenuto anche la solidarietà degli hacker di Anonymous 1, i quali hanno preso di mira il sito del ministero della Difesa siriano. La home page è stata sostituita da un messaggio al popolo siriano. “Il mondo è dalla vostra parte contro il brutale regime di Bashar Al-Assad” hanno scritto gli hacker. Speriamo che questo contribuisca a scongiurare il genocidio.