salvi gli enti di ricerca no al super-cnr

“Il provvedimento iniziale era una follia”: con queste parole il presidente dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare definiva il progetto di un Super-Cnr in cui accorpare 12 enti di ricerca italiani. Nell’ultima versione del ddl stabilità, invece, il Governo fa un passo indietro e parla solo di Consulta dei presidenti confermando l’autonomia di ogni ente.

Gli enti “salvati” dall’accorpamento sono il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), l’Agenzia spaziale italiana (Asi), l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), l’Istituto nazionale di oceanografia (Ogs), l’Istituto nazionale di ricerca metrologica (Inrim), la Stazione zoologica “Anton Dohr”, l’Istituto nazionale di studi germanici (Iisg), l’Istituto nazionale di alta matematica (Indam), il Museo storico della fisica e Centro studi e ricerche “Enrico Fermi”.

Nel disegno iniziale del ministro dell’Istruzione i vertici e il personale di questi enti sarebbero stati assorbiti e tagliati ma, a conti fatti, il risparmio risultava così piccolo da non giustificare una manovra talmente complessa da realizzare e addirittura paralizzante per la ricerca. Si trattava infatti del taglio di 3,7 milioni di euro, pari a solo l’uno per mille dei finanziamenti agli enti.

La proposta dunque ha suscitato una vera e propria rivolta da parte del mondo della ricerca ma anche della classe politica che per una volta – dal Pdl, fino a Pd e Italia dei Valori – si è trovata d’accordo nel valutare come un azzardo la manovra del ministro. Profumo ha abbandonato così il progetto del Super-Cnr e si è limitato a prevedere una Consulta dei presidenti dei 12 istituti che faranno capo al presidente del Cnr.

I massimi rappresentanti della ricerca italiana si dicono ora soddisfatti. Fernando Ferroni, presidente dell’Infn, vede aprirsi il giusto spazio per una discussione serena e la possibilità per i ricercatori di proporre una loro riorganizzazione delle strutture e delle attività di ricerca. Giovanni Fabrizio Bignami, presidente dell’Inaf, ha parlato inoltre di “un gesto di ragionevolezza nella logica concertativa auspicata” aggiungendo però che “sarà importante capire come lavorerà la consulta che viene istituita”.

Continua invece senza ripensamenti l’accorpamento dell’Istituto nazionale di ricerche alimentari (Inran) al Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra): la spending review del luglio scorso aveva infatti deciso lo smantellamento dell’ente che comprende 400 lavoratori, di cui 120 precari, tuttora in protesta per il taglio dei fondi.