ddl riforma università

parare cun ddl gelmini

Arrivano i primi pareri sul ddl Gelmini di riforma del sistema universitario che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri a fine ottobre e che ha iniziato l’iter parlamentare a dicembre, quando è approdato in Senato.

Nei giorni scorsi le organizzazioni e le associazioni sindacali della docenza universitaria hanno approvato un documento che mette in luce i punti critici della riforma universitaria. C’è stata poi la dichiarazione entusiasta del vicepresidente di Confindustria Education, che ha parlato della riforma come di “un’occasione storica per passare dalle parole ai fatti”.

Ma ad elaborare il parere più completo è stato proprio il Comitato Universitario Nazionale, CUN, l’organo istituzionale che si occupa di fornire pareri e proposte al Ministero dell’Università e della Ricerca.

Più in particolare, il Comitato Universitario Nazionale, ha valutato positivamente l’iniziativa di intervento sul sistema universitario. Questo soprattutto per quanto riguarda il superamento della separazione tra didattica e ricerca, e della frammentazione amministrativa all’interno degli atenei, ha spiegato il CUN.

Tuttavia il Comitato ha posto l’accento sulla necessità di predisporre un adeguato contesto di finanziamenti. “Le criticità di posizionamento degli atenei italiani nelle varie classifiche internazionali sono dovute ad aspetti economico-gestionali più che a carenze di capacità produttiva” ha spiegato il CUN.

Altro nodo importante analizzato dal Comitato Universitario è quello della qualità e della valutazione delle attività degli atenei italiani. Secondo il Comitato i criteri di valutazione dell’attività accademica dovrebbero essere decisi in un dialogo congiunto tra Università, Ministero e Cun, e non a priori dall’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e la ricerca.

Altri aspetti analizzati dal CUN sono l’autonomia degli atenei e il reclutamento di docenti e ricercatori. Il documento pubblicato dal CUN si conclude inoltre con la richiesta di incrementare la partecipazione degli studenti alla gestione dei singoli atenei e alla valutazione dell’attività universitaria e della didattica, e con la richiesta di un diritto allo studio più inclusivo di quello vigente.