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Qual è la ricetta del nuovo ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza, per il futuro dell’università italiana? Il ministro non ha ancora fatto dichiarazioni dettagliate in proposito, ma, sulla base di interviste rese prima della sua nomina, è possibile ricavare un quadro degli obiettivi che potrebbero guidare il suo mandato e capire cosa è lecito aspettarsi.

Particolarmente utile in proposito è l’intervista rilasciata a Le Scienze nel settembre 2010, nella quale l’allora rettore della Scuola Superiore di Studi Universitari Sant’Anna di Pisa spiegava cosa avrebbe fatto se fosse stata il ministro dell’Istruzione. Maria Chiara Carrozza indicava subito come provvedimento urgente la riforma del reclutamento di docenti e ricercatori, affinché venisse basato sul concetto di responsabilità, intendendo che ogni ente e istituto del sistema formativo italiano dovesse assumersi la responsabilità del personale docente assunto, verificandone qualità e capacità.

Per lo stesso principio il ministro dell’Istruzione si diceva contraria alla regola del sorteggio dei commissari nei concorsi – definendola “assurda” insieme a tante altre che tuttora complicano e appesantiscono il sistema – poiché ne vedeva appunto l’effetto negativo di deresponsabilizzazione di chi è chiamato a fare scelte e valutazioni. Secondo Maria Chiara Carrozza, uno degli obiettivi verso cui tendere era quello di optare per le chiamate internazionali così da aumentare la trasparenza di tutte le operazioni. Sembra quindi che ci si debba preparare a una rivoluzione nel sistema del reclutamento, che già in passato ha fatto molto discutere.

Un altro degli obiettivi chiave potrebbe essere quello di “investire nei giovani ricercatori“, essendo questo uno dei punti particolarmente cari al ministro Carrozza. L’ex-rettore in passato si è mostrata infatti preoccupata per l’invecchiamento generale del sistema del Paese e, di conseguenza, per quello della classe docente: “non c’è ricambio generazionale – lamentava – nei posti di governo e di responsabilità”.

Stando alle sue parole inoltre è probabile che il nuovo ministro dell’Istruzione valuterà la qualità della didattica e analizzerà con precisione l’offerta formativa universitaria, che già nel 2010 la lasciava abbastanza perplessa. Le sue parole di allora: “è evidente che c’è qualcosa che non va” non lasciano molti dubbi in merito.

Ma se, come ammetteva nella sua intervista a Le Scienze, è lo stesso mondo accademico a fare resistenza ai cambiamenti nonostante sia il primo a richiederli, bisognerà capire in che modo il ministro Carrozza si attrezzerà per vincere queste ritrosie e provare a fermare il declino di un sistema che, già allora, a suo giudizio si stava sgretolando.