Giappone cellule staminali senza rigetto

Le cellule staminali rappresentano una delle più grandi speranza in campo medico, ma, almeno per quanto riguarda quelle adulte, in passato gli entusiasmi sono stati raffreddati da una serie di studi che mettevano in guardia contro il rischio di rigetto. Dal Giappone, però, vengono adesso notizie più rassicuranti: un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Scienze Radiologiche di Chiba è riuscito a produrre pelle e midollo osseo da staminali adulte di topo, riprogrammate e trapiantate in animali geneticamente uguali, senza che queste scatenassero forti reazioni immunitarie.

Lo studio, pubblicato su Nature, si è concentrato sulle cellule staminali pluripotenti indotte, note come iPSC, e smentirebbe le precedenti ricerche secondo le quali il rigetto del sistema immunitario vanificherebbe il trapianto, rendendo così inutile il trattamento. Le iPSC sono cellule derivanti da un’altra non pluripotente, ossia cellule adulte riprogrammate per riportarle ad uno stato simile a quello embrionale.

Le cellule staminali del tipo di quelle studiate in Giappone, le iPSC, sono balzate alla ribalta nel 2006 e hanno permesso al loro scopritore, Shinya Yamanaka, di conquistare pochi mesi fa il Nobel per la Medicina. Tali cellule si ricavano dal corpo stesso del paziente affetto da una malattia o da una lesione e sono fatte crescere in laboratorio, per poi essere reinserite nel tessuto d’origine. Si assumeva, pertanto, che non sarebbero state interessate da processi di rigetto come invece capita nei trapianti di organi.

All’epoca la scoperta aveva suscitato enorme scalpore, in quanto consentiva di superare i problemi etici legati all’uso delle cellule staminali embrionali e rendeva possibile produrre linee cellulari compatibili con ogni paziente. Ma l’ottimismo si è ridimensionato quando Yang Xu, immunologo della University of California di San Diego, dimostrò che le iPSC potevano scatenare una reazione immunitaria potenzialmente pericolosa.

Il gruppo di scienziati dell’Istituto Nazionale di Scienze Radiologiche di Chiba, coordinato da Masumi Abe, ha sostanzialmente ripetuto gli stessi esperimenti di allora, ma con maggiore accuratezza – grazie all’utilizzo di molte più linee cellulari staminali embrionali e molte più cellule pluripotenti indotte -, arrivando così a una conclusione totalmente opposta. La nuovo ricerca ha una grossa importanza, poiché inizia a fare chiarezza su un eventuale rigetto delle cellule staminali pluripotenti indotte nonostante queste contengano materiale genetico identico a quello dell’ospite.

Abe e il suo gruppo di lavoro sono partiti dimostrando che tanto le cellule staminali embrionali quanto quelle pluripotenti indotte sono in grado di produrre teratomi (tumori che contengono molte tipologie cellulari) se trapiantate in topi geneticamente uguali, ma senza nessun segno di rigetto. Tra l’altro, tali teratomi, sui quali Xu si era concentrato, non avrebbero secondo Abe alcun peso clinico e il nuovo studio si è dunque focalizzato sull’effetto delle cellule differenziate.

Gli scienziati hanno fuso le iPSC con staminali embrionali, iniettandole poi in embrioni di topo. Dopodiché hanno trapiantato la pelle e il midollo osseo di questi animali in altri topi geneticamente uguali. In entrambi i casi il trapianto ha avuto successo e a distanza di mesi non si è scatenato alcun tipo di rigetto. Xu ha però espresso scetticismo riguardo allo studio proveniente dal Giappone, facendo intendere che il dibattito scientifico in merito è tutt’altro che chiuso.