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Secondo un recente sondaggio, un terzo dei genitori inglesi appartenenti al ceto medio crede che gli investimenti fatti per lo studio universitario non sia più un buon investimento, soprattutto a seguito dell’aumento delle rette fino a 9.000 sterline annue osteggiato anche dai ricercatori.

Nello specifico, circa il 31% dei genitori intervistati, che possono contare su standard economici di buon livello, ritengono infatti che l’università sia diventata troppo costosa. Metà delle persone inoltre sostiene che una laurea non garantisca comunque parità di accesso nel mondo del lavoro.

Le conclusioni sono state diffuse dalla stampa inglese sulla base dei dati elaborati da Edge, una associazione presieduta dall’ex segretario per l’istruzione del partito conservatore. Iniziativa che segue appunto la decisione del governo di aumentare il tetto massimo delle tasse universitarie da 3 mila a 9 mila sterline per gli studenti che inizieranno un percorso universitario nel 2012.

Secondo la ricerca, oltre al fatto che le spese aumenteranno, i guadagni richiesti agli studenti per ripagare il proprio debito saranno altrettanto alti, dando vita a condizioni di indebitamento che si protrarranno per circa 30 anni. Un terzo dei laureati potrebbe addirittura non riuscire mai a ripagare del tutto la somma ricevuta.

Tra i risultati e le considerazioni del sondaggio, Lord Baker suggerisce però una via alternativa alla formazione universitaria, a favore di corsi professionalizzanti, esperienze pratiche, formazione superiore. “Per troppo tempo – ha sottolineato Baker – la classe media non ha ben considerato le opzioni alternative all’educazione universitaria per i propri figli, mentre potrebbero essere molto utili nel fornire competenze di cui hanno bisogno per avere successo nel mondo del lavoro”.

Da una ricerca parallela condotta da alcune università, emerge però un altro punto di vista. Non solo i genitori, ma gli stessi studenti oggi impegnati nell’università si aspetteranno molto di più a fronte di un maggiore contributo economico. Nello scorso anno infatti le “lamentele” rispetto ai corsi di laurea hanno toccato un record (1.341 casi), aumentando di un terzo rispetto al 2009.