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Costringere i professori universitari ad andare in pensione a 70 anni è incostituzionale. Lo hanno stabilito i giudici della Consulta, bocciando una parte della riforma Gelmini, quella che prevedeva che per docenti e ricercatori universitari non fosse applicabile la proroga di due anni prevista da un decreto del 1992 per tutti gli altri dipendenti statali.

L’articolo 25 della legge 240 del 2010, ossia quello che stabiliva l’impossibilità per professori e ricercatori universitari di chiedere una proroga per il pensionamento, era stato una delle misure più discusse contenute nella riforma voluta dall’ex-ministro. Il pronunciamento della Corte costituzionale è arrivato in seguito alla sentenza emessa dal TAR del Lazio a proposito del caso di un docente dell’Università di Roma “Tor Vergata” collocato in pensione per raggiunti limiti d’età, al quale il rettore aveva rigettato la richiesta di prolungare il servizio per altri due anni facendo riferimento al suddetto articolo.

Per rivendicare il proprio diritto a rimandare la pensione di un biennio, come è possibile per tutti gli altri dipendenti pubblici, il professore universitario aveva dapprima fatto ricorso al TAR e in seguito si era rivolto al Consiglio di Stato, che aveva poi sollevato dubbi sulla costituzionalità dell’articolo 25, chiedendo che in merito si pronunciasse la Corte costituzionale.

I giudici della Consulta hanno infine decretato l’illegittimità della norma. La Corte ha reputato “priva di giustificazioni l’esclusione della sola categoria dei professori e ricercatori universitari” non solo in quanto discriminatoria, ma anche perché costringere ad andare in pensione in modo coattivo a 70 anni docenti e ricercatori significa privarsi in maniera irrazionale della possibilità che essi continuino volontariamente a dare il proprio prezioso contributo.

Proprio per quest’ultima motivazione, la decisione dei giudici della Corte costituzionale ha fatto esultare l’Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief), che per bocca di Marcello Pacifico ha dichiarato che la sentenza permetterà di “mantenere in essere le alte professionalità al servizio dello Stato e favorire nel contempo una continuità didattica sempre più spesso minacciata dalla mancanza di turn over“.