Corsi a numero chiuso 2015

Grande risultato per gli studenti nella loro lotta al numero chiuso, il meccanismo istituito a livello nazionale nel 1999 per accedere alle facoltà di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e  alle cosiddette professioni sanitarie. Secondo un’ordinanza del Consiglio di Stato, depositata lo scorso 18 giugno, l’ammissione dei candidati non dipenderebbe dal merito, “ma da fattori casuali e affatto aleatori legati al numero di posti disponibili presso ciascun ateneo”, oltre al numero dei partecipanti. Tutti “fattori non ponderabili ex ante”.

Secondo l’ordinanza del Consiglio di Stato, il numero chiuso andrebbe a ledere ben tre articoli della nostra Costituzione: si tratta del numero 3, relativo all’uguaglianza sociale di fronte alla legge, del numero 34, riguardante il diritto allo studio e la promozione dei meritevoli, e del numero 97, che si riferisce all’organizzazione agli uffici della pubblica amministrazione, così da assicurarne l’imparzialità. Insomma, i test d’ammissione appaiono come una lotteria, alla fine dei quali viene stilata una graduatoria differente in base all’ateneo d’appartenenza, nonostante si svolgono nello stesso giorno e orario.

 

Tale ordinanza è il risultato di un ricorso al Tar dell’Emilia Romagna presentato da alcuni studenti, che nell’anno accademico 2007/2008 rimasero esclusi dal corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna. Nella graduatoria, infatti, si piazzarono oltre i posti in concorso. Il Tar respinse le loro richieste, così i ragazzi decisero di rivolgersi in appello al Consiglio di Stato, che invece sottolinea la mancanza di una graduatoria nazionale unica. Per conoscere le sorti del numero chiuso, si dovrà attendere adesso il pronunciamento della Corte Costituzionale, previsto per il prossimo 5 settembre.

Intanto, gli studenti esultano: “Siamo certi – dice Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari (Udu) – che il sistema dell’accesso programmato è illegittimo in quanto tale e per la illecita compressione del diritto allo studio. Siamo d’accordo con il Consiglio di Stato, oggi in Italia il sistema è dominato dal caso”. Il ministro dell’Università Francesco Profumo, invece, si mostra piuttosto tranquillo dinanzi a questi nuovi risvolti: “Non sono preoccupato. Per le scienze della vita e l’architettura  –  ricorda  –  c’è una legge europea. Poi ci sono casi in cui il numero chiuso è previsto se non ci sono strutture sufficienti nell’ateneo”.

Clicca qui ed esercita con i test di ammissione di Universita.it