brunetta bamboccioni articolo 18

brunetta bamboccioni porta a porta

Torna sulla questione dei “bamboccioni“, il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, ieri sera ospite alla trasmissione di Bruno Vespa “Porta a Porta”. Questa volta il ministro se l’è presa con l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che impedisce i licenziamenti senza giusta causa.

Un welfare che continua a proteggere i padri non può garantire i figli, ha ribadito il ministro durante la trasmissione televisiva partita proprio dal caso dell’ingegnere quarantenne che ha fatto causa al padre per il mantenimento.

Il problema del welfare italiano è sempre lo stesso, ha spiegato Brunetta, che solo qualche settimana fa aveva fatto discutere per la proposta di una legge anti-bamboccioni, e quella di un assegno mensile ai giovani di 500 euro, “si spende troppo per i padri e troppo poco per i figli: spendiamo tantissimo per finte pensioni di invalidità, e quasi nulla per borse di studio, prestiti d’onore, incentivi per gli affitti o per attività imprenditoriali giovanili. Rispetto all’Europa siamo fuori”.

Una situazione che è stata definita dal ministro come squilibrata. Il risultato? “I giovani non ce la fanno a uscire di casa, e i padri se li tengono per amore, egoismo o interesse – ha detto Brunetta – dopodiché ci sono anche le responsabilità individuali di chi resta a casa dei genitori perché si sta bene”.

Per il ministro le prime responsabilità di questo squilibrio sarebbero rintracciabili nel mercato del lavoro: “Noi concentriamo tutta la flessibilità sui figli, e quando si parla di padri sparisce la flessibilità. Prendiamo l’articolo 18, garantisce i padri e non i figli. Vogliamo figli precari, e padri ipergarantiti”.