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Il Movimento insegnanti da abilitare e l’Anief, Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione, insorgono contro la chiusura delle Ssis, voluta dal Ministro Gelmini.

Le associazioni per i diritti degli insegnanti precari considerano il progetto “riduttivo nei contenuti” e comunque non risolutivo del problema del precariato.

Le trasformazione delle Ssis, le Scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario, in tirocini “sul campo” non andrebbe infatti a risolvere il problema della scarsa preparazione dei corsisti, né delle interminabili liste d’attesa per ottenere una cattedra.

“L’anno di tirocinio per gestire la fase transitoria fino al 2011-2012, rappresenta un passo all’indietro anche rispetto ai corsi abilitanti annuali previsti nella legge dell’ex ministro Moratti” – spiega Marcello Pacifico, il Presidente dell’Anief – “il progetto avallato dal Ministro Gelmini non solo è sprovvisto di contenuti multidisciplinari supportati da strutture interfacoltà e da supervisori adeguati, ma non garantisce nulla a chi uscirà dal percorso formativo, poiché le migliaia di nuovi abilitati si andranno ad aggiungere ai 100.000 sissini già presenti e agli altri 200.000 precari storici.”

La proposta di Pacifico è dunque “sistemare prima questo esercito di abilitati e poi pensare ai nuovi”; dello stesso parere è Andrea Conti, rappresentante del Movimento insegnanti da abilitare, che chiarisce: “la maggior parte di noi insegna anche senza abilitazione da 4-5 anni, alcuni anche da 8 anni, e non credo proprio che dovremmo essere formati ancora sul campo; ci siamo fatti le “ossa” con le supplenze, senza contare che molti di noi hanno una formazione magistrale che secondo la circolare ministeriale del 10 marzo ’97 dovrebbe essere un titolo di per sé già abilitante”.

La precarizzazione dell’insegnamento in Italia riguarda almeno 10.000 docenti, spesso trentenni con mutuo da pagare e famiglie a carico, che prendono supplenze annuali anche fino al 31 agosto. Secondo Andrea Conti, “lavorare gratis” in un anno di tirocinio, come previsto dal progetto Gelmini, equivarrebbe piuttosto ad un anno “professionalmente buttato e personalmente impossibile per continuare a vivere“.