allarme pensione per i giovani

Una pensione “povera”. Alberto Brambilla, docente della Cattolica di Milano e presidente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale del Ministero del Lavoro, parla chiaro: questo è quanto devono aspettarsi due milioni di giovani già oggi. Ciò è dovuto alla riforma Fornero e all’attuazione delle altre novità in materia pensionistica, con le quali è cessata anche l’integrazione da parte dell’erario pubblico per chi non raggiunga gli assegni minimi.

Per dirla in maniera sintetica e piuttosto brutale: per chi è entrato nel mondo del lavoro dopo il 1996 – finora si calcola siano circa 7 milioni di persone – lo Stato non aggiungerà alcuna somma a integrazione delle pensioni. Al contrario, secondo i dati citati da Brambilla e relativi al 2011, attualmente sono  6,9 milioni i pensionati che ricevono un’integrazione, su un totale di 16,7 milioni (poco più del 40 per cento).

Se la necessità di integrazione rimanesse quella di oggi, confermandosi attorno al 40 per cento, ad averne potenzialmente bisogno sarebbero 2,8 milioni di lavoratori. E tra loro, meno del 30 per cento punta su una qualche forma di previdenza integrativa privata: il rischio per molti giovani è quello di ritrovarsi “poveri” una volta andati in pensione. “Vero che ora le età di ritiro sono più elevate e molti degli integrati sono andati in pensione molto giovani, – precisa Brambilla – ma è altrettanto vero che questo dato non considera tutti quelli che inizieranno a lavorare nei prossimi anni e non è quindi balzano definirlo sottostimato”.

Da qui la necessità di informare i giovani di questa situazione che li riguarda e che in realtà spesso si tende a sottovalutare, forse già troppo presi dalle preoccupazioni del presente per riuscire a darsi una prospettiva del futuro. In Piazza Affari a Milano i prossimi 16, 17 e 18 Maggio si terrà la Giornata nazionale della previdenza, che vede tra i suoi animatori proprio Brambilla.

Sul sito Internet relativo, intanto, sono disponibili strumenti di calcolo della propria situazione pensionistica e delle varie possibilità di fondi di previdenza integrativa. Una più larga diffusione della cultura della previdenza integrativa è stata del resto auspicata anche dall’OCSE, e i dati parlano chiaro: “se si inizia a contribuire da giovani, con il 5 per cento del proprio reddito si avrà il 20 per cento in più di assegno pensionistico. Ma se si comincia a metà della vita lavorativa, cioè dopo vent’anni circa, bisognerà versare fino al 20 per cento del reddito per lo stesso obiettivo”.

E anche se vent’anni sono lì lì per passare per quanti hanno iniziato a lavorare dopo il 1996, sia per loro sia per chi è appena entrato o è in procinto di entrare nel mondo del lavoro può essere utile fermarsi a riflettere e, perché no, fare qualche calcolo per evitare di trovarsi domani con una pensione che non consente nemmeno di sopravvivere.