Home News Cronaca L’Università protesta: stamattina a Roma sit-in al Senato

L’Università protesta: stamattina a Roma sit-in al Senato

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sit-in senato contro riforma gelmini

Contro la riforma Gelmini questa mattina a Roma c’è stato il sit-in nazionale davanti a Palazzo Madama, sede del Senato, a pochi passi da Piazza Navona.

Dalle 10.30, centinaia di ricercatori provenienti dagli atenei di tutta Italia hanno presidiato davanti al palazzo insieme a studenti, docenti e personale universitario, proprio mentre era in corso la discussione parlamentare sul ddl di riforma dell’università.

“La questione dei ricercatori è grave – ha spiegato Marco Merafina, del Coordinamento Nazionale dei Ricercatori Universitari, ai microfoni delle radio presenti per la diretta andata in onda in simultanea su Radio Zammù e Ustation -, si è fatto finta che non esistessero quando invece sono una componente che sta dando molto alla didattica universitaria. Con il ddl in discussione al Senato non avranno la possibilità di far carriera, saranno confinati fino ad esaurimento, e  inoltre sarà disconosciuto il lavoro ormai ventennale dei ricercatori che invece contribuiscono all’offerta formativa delle nostre università”.

Le richieste dei ricercatori – alcuni dei quali sono riusciti ad incontrare la Commissione Istruzione che sta passando in esame gli emendamenti al disegno di legge– coincidono con un’opposizione ad una riforma che di fatto cancellerà la figura del ricercatore a tempo indeterminato (resterà solo la figura del ricercatore a tempo, per un massimo di 6 anni), impedendo ai ricercatori sia di stabilizzarsi sia di fare carriera, e alzando inoltre dai 2 ai 3 anni il limite per lo scatto di stipendio.

“Siamo qui contro l’ingresso dei privati nelle università e le logiche dei Condigli d’Amministrazione che smantelleranno la natura pubblica del sistema di istruzione”, questa invece la testimonianza degli studenti presenti alla manifestazione di questa mattina, che hanno protestato anche contro i tagli previsti dal Governo per gli atenei italiani, e che molto probabilmente saranno bilanciati con l’aumento delle tasse.

Tanti gli striscioni protagonisti della mobilitazione: “Gelmini una domanda, dove farà studiare la sua Emma?”, “Ci lasciate in mutande, ci vestiremo di cultura”, “Difendiamo l’istruzione e la ricerca pubblica, l’unica libera e di tutti”, “Senza ricerca non c’è futuro”, “Da grande farò il ricercatore…disoccupato”. E alle 12.00 è scattato il flash mob organizzato dagli studenti di Comunicazione della Sapienza che hanno fischiato all’unisono la riforma per qualche minuto.

La settimana di mobilitazione, indetta da Flc-Cgil, che ha visto ieri assemblee e occupazioni in molte università italiane, a partire dalle occupazione dei rettorati, continua con lo sciopero della didattica fissato fino a sabato 22, e con le numerose iniziative di protesta che stanno caratterizzando la maggior parte delle città universitarie italiane.

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3 Commenti

  1. da Anonima ad Anonimo.
    Però a loro è stato permesso di studiare, di andare all’ università, di laurearsi e fare carriera universitaria.
    Hanno goduto della possibilità di emanciparsi socialmente.
    Vorrei vedere la maggior parte di loro da dove provengono.
    Ora si pensa a fare l’ èlite, certo raggiunta l’ emancipazione sociale è facile fare i signori ed impedire gli altri di emanciparsi.

  2. risposta ad Anonima

    “Ma se nell’ articolo del 7 maggio parlavano di numeri chiusi ed élite, ora dicono “Difendiamo l’istruzione e la ricerca pubblica, l’unica libera e di tutti”?”

    E’ questo il punto:la coperta e’ troppo corta. Proprio per evitare l’ universita’ di elite servono piu’ fondi. Le alternative sono:
    1: Universita’ liceone farsa
    2) Universita’ di elite.
    Meglio la seconda.

    “Io quelli che conosco ex miei compagni di liceo che sono ricercatori erano dei mediocri, anche a giudizio dei prof delle superiori.
    Ora fanno finta di non conoscerti, nemmeno ti salutano, loro sono professori. Che andassero a lavorare, vagabondi mantenuti.”

    A me invece stanno sulle balle i becchini e i saltimbanchi.

    “E poi se sono bravi li fanno associati mica li tolgono.
    Tanti giovani laureati non hanno lavoro e nessuno parla, dobbiamo difendere questi privilegiati?”

    Non e’ vero. Sara’ come vincere all’ enalotto. Il fatto che vi sia una possibilita’ non dice che il sistema sia sano e meritocratico. E’ una questione di programmazione e investimenti. Dovreste difendere questi lavoratori, che fanno 10-15 anni di apprendistato e selezione per “vincere” un contratto da 1200 euro al mese. Si dovreste difenderli.

  3. Ma se nell’ articolo del 7 maggio parlavano di numeri chiusi ed élite, ora dicono “Difendiamo l’istruzione e la ricerca pubblica, l’unica libera e di tutti”?
    e gli studenti che gli stanno appresso pure.
    Io quelli che conosco ex miei compagni di liceo che sono ricercatori erano dei mediocri, anche a giudizio dei prof delle superiori.
    Ora fanno finta di non conoscerti, nemmeno ti salutano, loro sono professori.
    Che andassero a lavorare, vagabondi mantenuti.
    A travagliare.
    E poi se sono bravi li fanno associati mica li tolgono.
    Tanti giovani laureati non hanno lavoro e nessuno parla, dobbiamo difendere questi privilegiati?

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