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Modifiche ai test d’ingresso. Gelmini: “Più qualità”

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Test di accesso alle facoltà a numero chiuso? Spesso inadeguati. Il Ministro Gelmini, nel comunicare il suo parere in sede di interrogazione parlamentare dà implicitamente ragione a buona parte della comunità universitaria che lamenta l’inefficacia dei criteri selettivi per l’ingresso programmato alle facoltà, soprattutto scientifiche.

Il ministero dell’Istruzione, impegnato in questa fase di riforma sui decreti attuativi, rivela così di voler metter mano al sistema dell’accesso programmato, non però nella sua meccanica come sperano molte aspiranti matricole, bensì entrando nel merito, annunciando quindi l’intenzione di una revisione dei quiz e delle domande.

Alla base dell’opinione espressa dal ministro Mariastella Gelmini vi sarebbe infatti una considerazione sull’inadeguatezza dei test di cultura generale “scarsamente adeguati al tipo di selezione di cui abbiamo bisogno”, come ha dichiarato al question time di ieri. I principi a cui dovrebbero ispirarsi infatti i quesiti sono innanzitutto “qualità e trasparenza”, con l’obiettivo di valutare effettivamente le potenzialità e le competenze dello studente.

La strada da percorrere secondo il ministro sarebbe dunque di una sostituzione totale o parziale “con quesiti di natura logico-deduttiva che premino soprattutto le capacità di analisi e ragionamento dei candidati”. Il discorso non ha poi risparmiato l’organizzazione degli atenei nel rapporto tra numero di studenti e adeguatezza delle sedi disponibili, ricordando che “una buona parte dell’alto numero di abbandoni che ancora caratterizza il nostro sistema è l’inadeguatezza della sede rispetto al numero degli studenti che la frequentano”.

Mentre prosegue il coinvolgimento degli atenei in questi giorni nella confusione dovuta all’elezione delle commissioni per la variazione degli statuti, il ministro nella sua interrogazione ha messo sul piatto altri cambiamenti, che si annunciano favorevoli agli studenti per la semplificazione del sistema dei test di ingresso.

Il ministro Gelmini ha infatti annunciato di aver chiesto al tavolo tecnico istituito annualmente presso il ministero di “valutare con urgenza la fattibilità, a partire da quest’anno stesso, di graduatorie dei test di accesso all’università che comprendano, di norma su base regionale, almeno due o tre sedi“. Spesso infatti uno studente che tenta l’ingresso in un ateneo e non ottiene un punteggio utile perde allo stesso tempo la possibilità di tentare per un’altra sede.

2 Commenti

  1. Pienamente in accordo con il commento di Alex, qual’è l’utilità dei test di accesso? Di quale accesso parliamo? Accesso alle facoltà a numero chiuso o riservati a chi ha delle conoscenze? E’ vergognoso vedere asini patentati primi in graduatoria specie nelle professioni sanitarie, generalmente figli di papà….., chi sceglie le commissioni? Quali sono i controlli? E’ drammatico vedere tanti giovani a spasso……non sono riusciti a passare il test! Nessuna oppurtunità a chi non è un genio o è figlio di nessuno……..e’ doveroso un controllo accurato sulla serietà dei test, che oltre che fuori luogo, sono poco attinenti ai programmi atenei e un severo controllo ai componenti delle commissioni, mi spiace non avere prove in merito ma è risaputo che i test vengono consegnati prima a pochi eletti.

  2. Beh, son comunque convinto che i test vadano aboliti, perché non utili se non ad alimentare conti correnti di università e scuole private per i vari corsi che vengono organizzati, ma l’idea di far valere la graduatoria per almeno 2 o tre istituti regionali è buona, valutando, ovviamente per non depenalizzare nessuno, i numeri disponibili nelle varie regioni ed evitare una corsa verso quelle con più posti disponibili, quindi penso che la scelta sulla quantità di istituti idonei ad un unico test debba essere direttamente proporzionale al numero della somma dei posti disponibili.
    Sarebbero inoltre da eliminare le graduatorie miste per diverse facoltà, es. professioni sanitarie ed obbligare le università private a rispettare ad applicare le stesse regole delle statali, cosa che non avviene, per esempio, ne in cattolica ne al san raffaele, in quest’ultimo è previsto uno sbarramento, cioè un punteggio minimo, cosa non prevista nelle università statali.
    Oltretutto è una malattia italiana, qualcuno potrebbe fare l’esempio dell’America, ma li le selezioni non le fanno tramite un test, ma basandosi sui risultati ottenuti al liceo e su un colloquio individuale, molto più umano che non aver la pretesa di trasformare dei ragazzi per un giorno in una sorta di computer da cui poter estrapolare ogni tipo di informazione.
    Che poi non sia possibile copiare non è vero, se capiti vicino alla persona giusta puoi arrivare anche fra i primi posti pur essendo una capra, con tutto il rispetto per le capre.

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