Sex@Yale

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Quando si sente parlare di sesso e università, il più delle volte si tratta di fatti che sfiorano l’illecito, o quantomeno che scatenano dispute a base di immoralità. Stavolta invece l’argomento “scottante” è entrato dalla porta principale. E’ la porta dell’ufficio Amministrativo di Yale, tra le più prestigiose Università statunitensi, che sta mettendo in campo l’iniziativa “Sex@Yale”.

Lontano dalle ombre del proibizionismo o della moralità che contraddistingue il mondo istituzionale, e spesso anche il modo della formazione e dell’educazione, Sex@Yale nasce dagli amministratori dell’ateneo dopo che alcuni episodi erano stati recepiti come spiacevoli dalla comunità accademica.

Nel caso dello scout report a marzo del 2009, ad esempio, è stata soprattutto la componente femminile di Yale a considerarsi particolarmente offesa, in quanto oggetto di discussione e di giudizio da parte dei colleghi che le classificavano in base al loro “appeal sessuale”.

Cosi anziché ricorrere a strategie punitive, i responsabili delle questioni degli studenti “undergraduate” – le nostre matricole – hanno elaborato una soluzione che cavalca proprio l’onda “espressiva” degli studenti sui temi legati alla sessualità, per offrire loro un canale di “sfogo” che possa essere costruttivo, che accolga i racconti dei ragazzi sulle proprie esperienze su un portale online dedicato, per sdoganare una componente innegabile della vita da college.

Quella che può sembrare una moda e una ricerca di visibilità, suona più come un atteggiamento sociale che mette in cantina le paure e  gli scandali, per imboccare una strada volta all’apertura, all’educazione e alla non demonizzazione del sesso.

Un caso simile, rigorosamente oltreoceano, è quello della Middlesex-London Health Unit, in Canada, che ha lanciato un gioco online, fase finale di un progetto che mira a spiegare ai ragazzi come poter praticare sesso sicuro: a scuola gli adolescenti possono giocare e imparare come difendersi da gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili.

Miss Boyd, direttrice a Yale degli studi in “Genere femminile e sessualità”, tuttavia, non è affatto stupita di quanto sta accadendo nell’Istituto, ricorda piuttosto la marcia indietro che il college ha fatto rispetto a quanto accadeva nel lontano 1969, anno in cui furono ammesse le donne per la prima volta e alle quali venivano rivolti seminari e sessioni di studio sulla sessualità e venivano distribuiti materiali di sensibilizzazione.

Quelle che stanno accadendo oltreoceano, sono novità che sicuramente ispirano la riflessione in tutti i soggetti che si occupano di formazione. Ma ciò che probabilmente dovrebbe più scatenare un moto di emulazione è la presenza, nel comitato dei consiglieri di Yale per il progetto, di ben 15 studenti responsabili della parte editoriale e di comunicazione. Il tavolo di lavoro non vede infatti la sola presenza di presidi o di personale amministrativo, i quali da soli potrebbero forse più facilmente indulgere nella tentazione di mettere a tacere qualche racconto, ma è affiancato e supportato dalla “controparte” in un’ottica del tutto collaborativa.

Per il 29 marzo è prevista la prima fase di ricezione dei racconti che verranno selezionati e messi online su Sex@Yale, a disposizione di tutti senza restrizioni.