Rapporto ISTAT 2016

Le migliaia di giovani laureati disoccupati non sono una realtà solo italiana. Anche le più prestigiose università degli Stati Uniti (quelle nelle quali per decenni si è formata la classe dirigente, politica ed economica del Paese e non solo) iniziano a pagare lo scotto della crisi. A lauree sempre più costose infatti non sempre corrisponde un lavoro sicuro e ben pagato, così i neodiplomati iniziano a chiedersi se valga la pena investire migliaia di dollari per poi ritrovarsi disoccupati una volta terminati gli studi oppure costretti ad accettare un’occupazione diversa da quella per la quale si sono formati.

Il dibattito si è scatenato a partire da una recente analisi di un gruppo di economisti canadesi, pubblicata dal National Bureau of Economic Resarch, che metteva in luce come la difficile congiuntura economica negli USA avesse costretto milioni di ragazzi appena laureati a trovare lavori saltuari come commessi o camerieri. Un fenomeno considerato naturale in tempi di crisi, e per questo motivo ritenuto passeggero, ma che, spiega la ricerca, potrebbe diventare strutturale anche a fronte di una ripresa dell’economia.

Finiti i tempi in cui le aziende, negli anni del boom dell’elettronica di fine anni ’90, assumevano giovani specializzati e con un titolo di studio accademico. La recessione ha portato con sé milioni di ragazzi e ragazze, con in tasca una laurea, costretti a lavorare part-time nei call center a meno di 10 dollari l’ora. Tanto da far somigliare sempre più la situazione degli USA a quella italiana.

Con la difficoltà a trovare lavoro, moltissimi giovani laureati decidono di riprendere a studiare frequentando master così da migliorare i propri curricula. Questo è certamente un modo per risultare più appetibili alle aziende ma, allo stesso tempo, fa ulteriormente indebitare i giovani per migliaia di dollari.

Nonostante la crisi, però, la ricerca conferma che tra chi ha terminato il college ci sono meno disoccupati rispetto a ciò che accade tra quelli che hanno preferito fermarsi al diploma. L’allarme, semmai, è sulle prospettive occupazionali dei giovani statunitensi. Il mercato del lavoro è cambiato e richiede altre figure professionali, in particolare nell’industria manifatturiera dei prodotti di lusso, e molti laureati non troveranno mai il lavoro che sognavano di fare.

Un altro studio dell’American Bar Association (l’associazione degli avvocati e degli studenti in legge) fa sapere che nel 2012, nove mesi dopo aver conseguito il dottorato, solo il 56 per cento dei laureati in Giurisprudenza aveva trovato un lavoro stabile e il 44 per cento aveva un contratto a progetto o part-time, mentre il 27 per cento era disoccupato. Ad allarmare è proprio il tasso di disoccupazione post laurea negli USA. Se, infatti, le prime dieci università statunitensi riescono a mantenere un tasso fisiologico che va dal 5 all’1,1 per cento, per gli altri atenei si va in doppia cifra passando dal 10 per cento dell’Università del Michigan al 22 per cento di quello dell’Indiana.