university online learning

Se sia una conseguenza della crisi o se il merito sia dei passi avanti fatti dalle nuove tecnologie non è dato saperlo. Quello che è certo è che il Regno Unito fa registrare un boom della formazione a distanza, con un aumento considerevole di iscritti, come conferma anche il rettore del programma internazionale dell’Università di Londra, Jonathan Kydd.

L’ateneo londinese registra infatti 52.000 studenti a distanza iscritti a diversi corsi. “Quattro anni fa – afferma Kydd, da poco tornato dalla Going Global di Hong Kong, la prima conferenza sull’istruzione transnazionale organizzata dal British Council al di fuori del territorio nazionale -, avevamo solamente due terzi di quel numero. Il tasso di espansione è straordinario e le università si ritrovano a dover fare continui adeguamenti”.

I corsi che vanno per la maggiore sono quelli di economia e business management e quasi la metà degli studenti iscritti al programma internazionale sono sotto l’egida della London School of Economics. Ma la London University non offre solamente corsi di economia. In collaborazione con la London School of Hygiene and Tropical Medicine e con l’aiuto della Fondazione Gates ha appena inserito nel programma internazionale una nuova laurea specialistica sulla politica sanitaria globale, dedicata ai responsabili governativi di tutto il mondo per contenere malattie come tubercolosi, malaria e aids.

La maggior parte degli studenti iscritti al programma internazionale dell’università provengono dall’altra parte dell’Oceano, mentre circa 6.000 sono inglesi. Con la recente riforma universitaria e il forte aumento delle tasse, questo numero è probabilmente destinato ad aumentare in futuro. “Il finanziamento dell’istruzione superiore nel Regno Unito sta subendo una revisione radicale“, dice il professor Kydd. “Ci stiamo avviando versi un modello basato sul mercato, in cui gli studenti possono esercitare potere d’acquisto – riprende – Questi professionisti non vogliono solamente qualche lettera in più davanti al nome”, ma interessati a un percorso che li porterà in contatto con un gruppo internazionale di colleghi.

Per attrarre studenti le università dovranno attrezzarsi con migliori servizi agli studenti. La London university ha già investito 12 milioni di sterline razionalizzando i corsi e permettendo di mixare corsi diversi. Ma non è l’unica università ad aver fiutato l’affare. Anche la Derby University sta cavalcando l’onda dei corsi online e questo autunno ha introdotto cinque nuovi corsi. Sono 1.500 gli studenti iscritti a psicologia, informatica, accounting, finanza e management internazionale delle strutture alberghiere.

Julie Stone, capo del dipartimento di corsi online all’università di Derby racconta: “Il 95% degli studenti cercano Derby attraverso Google. Si tratta di professionisti di 30-40 anni che studiano part-time. Un terzo di essi proviene dal Regno Unito, gli altri sono stranieri”.

Un mercato, quello dell’online, destinato a crescere visti i grossi cambiamenti che hanno investito e continuano a investire il modo di lavorare e il concetto di professionista. Oramai non serve più una postazione fissa per lavorare, né una sede fisica per studiare: basta uno smartphone per rispondere alle e-mail, un tablet per leggere i giornali e un personal computer per seguire un corso universitario. Gli inglesi hanno capito che un ateneo deve saper intercettare questi nuovi bisogni se vuole attrarre studenti-lavoratori con un potere d’acquisto elevato.