Alzabandiera a Trieste

Una grande bandiera gialla è stata issata sul pennone dell’Università di Trieste. A pochi giorni dall’entrata in vigore della Riforma Gelmini, il simbolico alzabandiera del 31 gennaio ha voluto sottolineare la centralità dell’università e dell’istruzione pubblica sancita dalla Costituzione italiana e rappresentata dall’originale vessillo, protagonista da alcuni mesi di una vera e propria campagna avviata da docenti, ricercatori e studenti dell’ateneo giuliano.

Non solo una boutade, ci spiega Giampaolo Di Prisco, rappresentante degli studenti triestini. “Iniziative come queste sono importanti, non inutili o mere esibizioni, perché mantengono l’attenzione viva sui nostri problemi, sull’università che vogliamo e possiamo migliorare, a prescindere dalle finte riforme che ci dettano”. Un centinaio le persone che hanno presenziato alla cerimonia, tra cui rappresentanti degli studenti, ricercatori, docenti e lo stesso rettore, a testimonianza di una “unità d’intenti” che si è concretizzata nelle scorse settimane nell’idea di formare in modo democratico la commissione che dovrà riscrivere lo statuto.

Come auspicato anche da altri atenei in agitazione, il nuovo statuto dell’Università di Trieste, previsto dalla riforma Gelmini, sarà scritto infatti “dal basso”, ossia da una commissione in cui 12 membri su 15 saranno “eletti” dal personale dell’ateneo. Al Senato Accademico e al Cda spetterà solo la ratifica dei nominativi indicati. Partita proprio dall’ateneo triestino, l’idea dello “statuto democratico”, su cui ora si stanno allineando anche altri istituti in Italia, è stata promossa in prima istanza da un gruppo di ricercatori, fatta propria dal rettore Francesco Peroni e successivamente approvata a larga maggioranza in assemblea.

“Questo sistema rende democratica la designazione della commissione senza violare la legge Gelmini – commenta Di Prisco – Per quanto riguarda la componente studentesca, avremo due rappresentanti in commissione (oltre ai 12 espressi dal personale ndr.) che saranno portavoce degli studenti e delle loro istanze. Vediamo questo momento come un’opportunità per apportare qualche miglioramento concreto per la nostra università, insieme a quelle stesse persone con cui abbiamo speso energie e tempo durante le proteste contro questa riforma ‘di serie b’. Vogliamo sentirci parte di una comunità universitaria unita e coesa, e non un cartellino rappresentativo di una sola parte di essa”.

(Foto: Oggiscienza)