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Grazie all’Università di Stanford riusciremo a comandare il mouse con il pensiero. Alla base di tutto c’è un algoritmo, che rappresenta una speranza importantissima per le persone affette da gravi disabilità fisiche. Lo stesso sistema che consente di muovere il cursore del mouse con una precisione solo lievemente inferiore a quella che si ha quando si usano le mani potrebbe, infatti, essere la base per elaborare arti artificiali.

Lo studio è stato descritto su Nature Neuroscience e parte dall’osservazione dell’attività delle cellule cerebrali nei soggetti colpiti da paralisi. Queste, quando la persona immagina di compiere un movimento, si attivano come se il problema non esistesse. Gli scienziati dell’Università di Stanford hanno allora pensato di impiantare un chip di silicio nel cervello, che sia in grado di captare questi impulsi e di trasmetterli ad un computer, consentendo al cursore del mouse di spostarsi sullo schermo benché sia comandato solo attraverso il pensiero.

Il funzionamento del sistema che consentirà di comandare il mouse con il pensiero si basa sul rilevamento della frequenza con cui i neuroni si accendono. A seconda del suo valore il computer saprà quale direzione e quale velocità avrebbe avuto il gesto che, in realtà, viene solo immaginato. Finora all’Università di Stanford il sistema è stato sperimentato solo sulle scimmie, ma i risultati ottenuti sono eccellenti. Esso, infatti, ha una velocità pari a ben l’85 per cento di quella normale. Inoltre, il chip non ha perso efficacia dopo quattro anni dal suo impianto.

Gli scienziati dell’Università di Stanford sono giustamente soddisfatti. Come spiega Vikash Gilja, uno degli autori della ricerca, si tratta di un sistema innovativo in quanto di solito “si registra l’attività cerebrale mentre si pensa ai movimenti, e sulla base dei dati si insegna al computer a riconoscerli”, mentre in questo caso “l’algoritmo lavora in tempo reale, ed è in grado non solo di percepire il movimento pensato, ma anche le correzioni che vengono decise man mano”. Prima che si possa davvero arrivare a comandare il mouse con il pensiero, però, è necessario condurre test anche sull’uomo e l’ateneo americano è attualmente all’opera per reclutare volontari.