Cardiff, corso di felicita'

A lezione di felicità. Nel 2012, all’Università di Cardiff, verrà lanciato il corso di “Psicologia positiva e sul significato della vita”. Il nuovo corso di studi dovrebbe insegnare come assumere atteggiamenti positivi migliori la salute ed allunghi la vita e in più vuole smentire l’idea che avere tanti amici su Facebook renda felici. Questi cosiddetti amici non potrebbero sostituire poche solide relazioni off-line.

Secondo il dottor Clive Wood, l’accademico che guida il progetto, tutto sarebbe suffragato da ricerche scientifiche. Il professore dell’ateneo di Cardiff sostiene che poche semplici azioni concorrano a migliorare la propria salute e avvicinino alla felicità: tenersi impegnati facendo ciò che più interessa dà un senso alla vita della gente, compiere azioni di volontariato entrando in contatto con nuove persone è poi il modo migliore per aumentare la propria felicità. Bisogna inoltre mantenersi attivi, evitando tassativamente di compiacersi.

I fautori del “corso di felicità” dell’Università di Cardiff sostengono inoltre che una felicità durevole possa giungere solamente quando ci si senta riconoscenti verso ciò che la vita ha fornito, fuggendo dalle tentazioni materialistiche. Il progetto dell’ateneo gallese si impegnerà inoltre ad esaminare l’idea di come la mente influenzi la salute fisica, e la proporzione di come il lavoro del cervello sia coinvolto nello sviluppo di malattie cardiache e tumori.

Molti si chiedono se davvero sia possibile insegnare ad essere felici e in che modo questo processo avvenga. La risposta per il professor Wood è affermativa: la felicità massima dipenderebbe da un fattore genetico, proprio come influenza i tratti somatici. Tuttavia ognuno può avvicinarsi a tali limiti con semplici azioni quotidiane: ricordare alla fine di ogni giornata tre cose che sono andate bene, ad esempio, può avere effetti sulla propria felicità che durano per mesi.

La creazione di corsi universitari quanto meno bizzarri non è una novità. E una rubrica di “Universita.it” racconta e descrive anche le “non università”: corsi che non forniscono un titolo accademico, ma che tuttavia possono fornire anche conoscenze utili all’inserimento nel mondo del lavoro. E forse un barlume di felicità.