Universiadi

Le Universiadi di Shenzhen si sono concluse la scorsa settimana e la Cina, Paese ospite della 26esima edizione dei giochi universitari estivi, ha fatto registrare il maggior numero di medaglie: 75 ori, un primato per la storia della prestigiosa manifestazione, e 145 podi in totale. A seguire la Russia, con 42 ori e 132 medaglie complessive, e poi Corea del Sud, Giappone, Corea e Italia, con la rappresentativa azzurra che si è ben difesa in numerose specialità.

Proprio in Italia si è ripreso in queste settimane a discutere della candidatura di Bologna per ospitare una delle prossime edizioni delle Universiadi, dopo che il neoeletto sindaco aveva rimesso in campo la candidatura a ospitare la kermesse sportiva nel 2019. Luca Rizzo Nervo, assessore allo Sport della giunta guidata da Virginio Merola, ha ribadito la sua disponibilità a creare le condizioni per predisporre strutture all’altezza di una manifestazione che in Cina ha riscosso un enorme successo sia dal punto di vista della qualità degli impianti sia per la partecipazione del pubblico.

Per l’assessore bolognese, però, Bologna può arrivare a ospitare un evento come le Universiadi soltanto se è in grado di “mettere da parte gli interessi particolari, altrimenti i grandi eventi vanno in altre città”. Tra le energie che il capoluogo emiliano deve mettere a sistema per far prevalere la propria candidatura Rizzo Nervo chiama in causa anche l’università, e dai vertici dell’ateneo arriva immediata la disponibilità a contribuire all’operazione “Universiadi bolognesi”. Il prorettore dell’Alma Mater Studiorum, Roberto Nicoletti, spiega però senza mezzi termini che “questo non vuol dire staccare assegni”, perché l’ateneo ha pochi fondi a disposizione e non può far altro che dare il beneplacito all’utilizzo dei suoi impianti e delle sue residenze sparse nella regione.

I fondi, spiega il prorettore, devono arrivare dalla Regione, attraverso finanziamenti diretti e agevolazioni fiscali, e da privati e fondazioni, sempre che si sia in grado di costruire un circuito virtuoso per cui chi investe nel progetto avrà un ritorno importante. “Chi ha ospitato eventi di questa portata, tipo Torino – spiega Nicoletti in un’intervista al Corriere – ha potuto rivitalizzare la città. Queste kermesse diventano un volano per tutti, ma non siamo degli illusi: c’è una spesa iniziale ingente, servono risorse”.

E il prorettore azzarda anche una cifra: dai 300 ai 400 milioni di euro, che in un momento di crisi e tagli come questo non è assolutamente facile reperire. L’atteggiamento dei soggetti interessati alla realizzazione dell’evento è comunque positivo. Comune e Università di Bologna hanno già concordato sulla necessità di ristrutturare gli impianti esistenti per ridurre al minimo l’edificazione di nuove strutture. Ora non resta che mettersi al lavoro e costruire una proposta che risulti credibile e porti nella città “dotta” per eccellenza.