Unipertutti universita bene comune

È partita ieri in tutti gli atenei italiani e durerà fino al 17 Maggio l’iniziativa Unipertutti, che servirà a mostrare ai cittadini come si svolge la vita al loro interno. Nata per sottolineare come l’università sia un bene comune e ribadirne l’importanza per la crescita e lo sviluppo del Paese, la manifestazione permetterà di entrare liberamente nelle sedi universitarie della propria città per partecipare a una delle tante lezioni in corso, visitare un laboratorio, una delle biblioteche, la mensa o altre strutture e capire così che cosa significa “Università pubblica”.

Sono tanti i docenti che stanno aderendo a Unipertutti, rendendosi disponibili ad accogliere o guidare nelle strutture tutti coloro che avranno voglia di comprendere che cosa significano università, ricerca e sviluppo per tutti i cittadini e non solo per coloro i quali sono direttamente coinvolti nella vita accademica come studenti, professori e ricercatori. Le visite sono un modo assai interessante per ricordare che l’alta formazione costituisce un bene comune da salvaguardare e non distruggere, come invece le politiche degli ultimi anni sembra stiano facendo proponendo continui tagli.

Unipertutti è un’iniziativa nata da un’idea di Massimiliano Tabusi, professore aggregato di Geografia presso l’Università per Stranieri di Siena. Il concetto di fondo è quello di rendere la popolazione consapevole del fatto che l’università pubblica costituisce davvero un patrimonio per la collettività. Con un costo pari a circa l’1 per cento del Prodotto interno lordo (Pil), in media in Italia per gli atenei spendiamo circa 120 euro l’anno a cittadino. Ciascuno di noi, dunque, è ‘proprietario’ di una parte delle loro strutture e attrezzature, nonché ‘datore di lavoro’ del personale che vi opera. E può beneficiare dei progressi economici e sociali che derivano dalle attività che le università svolgono.

Tuttavia, il nostro investimento personale non frutta abbastanza, anche perché le risorse che lo Stato destina all’università non sono poi così tante come potrebbe sembrare: l’Italia tra i 37 Paesi OCSE si trova solo al 32esimo posto. Alla penuria di fondi si aggiunge anche la scarsità di persone direttamente impiegate nell’università come, ad esempio, i docenti (uno ogni 18 studenti, mentre la media europea è di uno ogni 15 studenti).

Ed è per questo che con Unipertutti si aprono le porte degli atenei, per invitare la popolazione a riappropriarsi di ciò che le appartiene prima che venga smantellato. Il fine ultimo della manifestazione – il cui calendario con le iniziative in programma nelle varie sedi può essere consultato sul sito web dedicato – è diffondere la coscienza dell’importanza della salvaguardia di questo bene comune, che è una risorsa strategica del nostro Paese.