Recep Erdogan

In Turchia è polemica tra i professori universitari e il governo del primo ministro Recep Erdogan, che è accusato dai primi di aver bloccato la libertà accademica negli atenei e negli istituti di istruzione superiore del Paese. “Erdogan sta spegnendo la luce che si era accesa, non tutta in una volta ma lentamente – ha commentato l’artista e docente turco Bedri Baykam –. La sta abbassando poco alla volta finché il Paese cadrà nuovamente nel buio assoluto”.

A gennaio, le forze di sicurezza turche avevano fatto irruzione nell’edificio principale della Istanbul Bilgi University, dopo le notizie che uno studente aveva prodotto un film pornografico per la sua tesi. Almeno tre docenti universitari sono stati licenziati dai pubblici ministeri. I critici sostengono che Erdogan abbia in realtà lanciato un giro di vite sulla libertà universitaria e nel campo artistico.

Finora le autorità non hanno rilasciato alcuna prova che il film dello studente fosse realmente pornografico. “Il nostro governo sta cercando, passo dopo passo, di influenzare e trasformare la comunità di docenti e studenti non islamici – ha detto Baykam al settimanale tedesco Der Spiegel – I professori sono stati intimiditi e rettori universitari sono stati condotti verso la loro linea di pensiero. Le idee che apparentemente non si adattano all’Islam sono state sradicate”.

Accanto alle restrizioni sulla libertà di espressione nelle università, di recente sotto i riflettori per i test di ammissione truccati – il governo turco è anche intenzionato a limitare la vendita e il consumo di alcol. Erdogan ha sostenuto che le nuove norme dovrebbero proteggere i ragazzi dall’abuso di alcolici.

La stretta sembra riguardare anche l’editoria, se è vero che dall’inizio dell’anno oltre cento libri pubblicati nel Paese sono stati sottoposti ad azione legale e una trentina di scrittori e traduttori sono finiti in tribunale. Secondo l’Associazione turca degli editori anche riviste e siti web sono stati accusati di “ferire i sentimenti morali” del popolo e addirittura di favorire il terrorismo.